Museo Pitagora Crotone 12 maggio 2017 presentazione del volume “Se perdo me”

L’amore di Giovanna La Vecchia 

Discorso tenuto alla presentazione del volume di poesie ”Se perdo me” 12 maggio 2017 Museo Pitagora Crotone

Buonasera a tutti, prima di ogni altra parola che forse riuscirò a dire e forse no, prima dei ringraziamenti a chi ha permesso tutto questo e a voi presenti, permettetemi di fare un gesto, sono conosciuta da tutti per la mia gestualità eloquente più della mia scrittura. Due baci uno per Maria uno per Iris, le mie bimbe, che non sono presenti qui oggi. 

Ringrazio mia figlia Chiara che mi ha sempre sostenuta con il suo amore immenso.  Ringrazio tutti, le autorità, i presenti, gli amici, conoscenti, gli artisti straordinari che hanno condiviso con me questo piccolo grande sogno ed hanno fatto si che si potesse realizzare esattamente cosi come lo avevo immaginato.

Ringrazio chi ha reso possibile la nascita di tutto il mio lavoro, la fonte di ispirazione, che in qualche modo mi ha suggerito ogni singola parola, con altrettante parole, con gesti, con sguardi sorrisi abbracci baci, lacrime e gioia mista a dolore, ringrazio la vita che mi ha dato tutto, ringrazio mio madre debbo a lei la forza travolgente che ormai mi caratterizza e che a molti fa paura, ma ai più da certezze ed armonia, ringrazio mio padre debbo a lui questi sorrisi interminabili, l’essere una instancabile lavoratrice ed una insopportabile sognatrice. Ho avuto la fortuna di avere due genitori diversissimi che mi hanno trasmesso il concetto più importante della mia vita, la diversità non fa paura, la diversità è una fonte inesauribile di ricchezza. E ringrazio questa terra tormentata che amo immensamente, che mi porto dentro che mi porto addosso che mi porto negli occhi ovunque io vada. Io le somiglio tantissimo, forse più che ai miei genitori, sono come lei, dura, contraddittoria, problematica, in bilico, in pericolo, forte, generosa, ospitale e altruista. Lasciarla a 15 anni non è stata una mia scelta ma non ero pronta ad oppormi, piccola com’ero. Lasciarla non è un atto di coraggio, è qui che si deve fare e si deve dare. Chiedo perdono alla mia terra, che aveva bisogno di me. Il mare mi racconta la mia storia, ogni volta che lo guardo con i miei occhi che hanno lo stesso identico colore e la stessa luce e la stessa profondità, ogni volta che mi fermo a contemplarlo, lui mi racconta la mia storia ed io lo ringrazio ogni volta con la stessa preghiera, sono donna di terra bellissima, sono donna di mare ed in questo è racchiusa tutta la differenza, donna di mare non è uguale a nessun’altra.

Il pensiero dell’amore ha sempre caratterizzato ogni mio ragionamento e tutti gli scritti di una vita intera, ma a seconda delle varie età della mia vita era un concetto di amore ogni volta diverso, mi sono sempre chiesta che cos’è l’amore, come si manifesta, quanto dura, dove va a finire quando si trasforma in qualcosa d’altro, cosa accade quando amiamo, appunto, quando amiamo, ho compreso quanto sbagliata fosse questa espressione, quando amiamo, il punto di partenza è completamente sbagliato, distorto, stravolto da egoismo, egocentrismo, delirio, fretta, avidità, limiti, orizzonti, rive e derive. L’amore è in noi sempre e ovunque, non può essere concentrato su una persona, in un determinato momento della nostra vita, in relazione a qualcosa, spesso verso genitori, mariti e figli. L’amore è qualcosa che è noi indipendentemente, l’amore è la natura di cui siamo fatti, l’amore siamo noi in ogni più piccola cellula di cui siamo composti e si riversa in ogni nostro gesto e verso ogni essere umano e va al di là della nostra visione gretta, meschina, piccola, ridicola. La risposta sulla natura dell’amore l’ho avuta quando tra le innumerevoli letture che hanno fatto parte della mia vita è arrivato un personaggio dal nome Aung san suu kyi, premio nobel per la pace nel 1991, donna che ha dedicato l’intera sua vita al suo paese la Birmania, sacrificando tutto per combattere la dittatura. Nel 1990 vinse le elezioni ma il regime annullò il voto impedendole di divenire primo ministro, ebbe condanne di ogni tipo, fu segregata e tenuta lontana dalla sua famiglia per anni. Ma ciò che più mi ha insegnato la vera natura dell’amore è stata la perfetta combinazione di due persone che vanno al di là di tutto, che vanno oltre convenzioni sociali, egoismi e bisogni, in nome di una forma d’amore pura e altissima. Del sacrificio di due figli, di un uomo, suo marito, e di una donna e delle loro scelte morali alimentate dal pensiero che dovrebbe appartenere ad ognuno di noi “oltre a noi, ci sono gli altri”. A loro voglio dedicare questo libro e questa serata straordinaria, anche perché ciò che voglio comunicare non è una visione al femminile dell’amore, ma mi interessa raccontare, come ho fatto nel mio libro, l’importanza del modo in cui una donna viene amata, quanto un uomo può amare, quanto falsa sia l’affermazione sul senso più grande dell’amore in una donna, spesso associato al concetto di maternità, del sacrificio, del dovere e di tutti quei luoghi comuni che portano a dare un valore ad una forma d’amore rispetto ad un’altra. Non c’è un amore al femminile, un amore al maschile, c’è l’amore. Da donna non ho scritto un libro che parla dell’amore di una donna, ma della visione dell’amore di un essere umano, di una persona, di un tutto che contiene uomo e donna, bambino, anziano, ricco, povero, felice, triste, un essere completo e complesso, quale ognuno di noi è, a volte senza neppure saperlo e senza rendersene conto. Dedico tutta la mia opera a quella forma d’amore di un uomo verso una donna e di una donna verso un uomo costruita sul rispetto e sulla dedizione verso i principi, i valori e la personalità, reciproci. Non nel senso di rapporto a due, ma nel senso più ampio, amarsi è comprendere un mondo immenso di emozioni, di persone, di sfere, di passato, presente e futuro, di ambienti, di accadimenti, di storie e di avventure straordinarie che fanno parte di ogni mondo, di ogni uomo e di ogni donna. La lotta è una sola, per lo più verso se stessi e quella parte di immaturità ed irragionevolezza che mette in discussione prima di tutto noi stessi, davanti all’amore, la nostra natura e la nostra forza davanti all’amore. Siamo quasi sempre deboli, impreparati, spaventati davanti all’amore, siamo fragili. E malvestiti, malnutriti, malati….davanti all’amore, elemosiniamo cure che arrivino chissà da dove e chissà da chi, ma da mendicanti non si può vivere a lungo, né bene, da mendicanti si finisce barboni, presi a calci dalla vita sotto una coperta di cartone ed un cielo di stelle che non brillano più. L’amore non è mai condanna, giudizio, l’amore è RISPETTO, FIDUCIA, E’ LA VERITA’, LA COSTANZA, LA PRESENZA AL DI LA’ DI STUPIDI ED INSIGNIFICANTI CHILOMETRI DI DISTANZA, è la profondità di momenti indimenticabili che non hanno necessità di quotidianità. L’amore è L’emancipazione dello spirito umano dalla sottomissione psicologica. L’amore è assenza di paura, quella paura che si maschera come buon senso o addirittura saggezza, l’amore è coraggio, quel coraggio che contribuisce alla salvaguardia della stima per se stessi e della dignità umana. L’amore è vivere in perenne bilico tra lucidità e speranza, senza perdere l’equilibrio. Non da illusi, ma da poeti del vivere. L’amore dona coraggio, e richiede sforzo e fatica. Il matrimonio di Aung san suu kyi nasce in Inghilterra, una famiglia convenzionale, una madre dedita a marito e figli, quando a questa donna si presenta la possibilità, mai presa in considerazione prima, di diventare un’attivista politica per salvare il suo paese, suo marito le da il suo appoggio incondizionato, è al suo fianco, non la vede per dieci anni perché il regime glielo impedisce, da lontano la protegge, la sorregge, la supporta nella solitudine più disperata, nel terrore, nella sensazione di impazzire, con un amore che non si pone domande sul quando, sul come, sul dove. L’amore è dentro di noi al di là degli accadimenti. “Perché al di là di noi ci sono gli altri”. D’altro canto lei non impone la sua scelta ma propone la libertà a colui che ama, non chiede di condividere la sua scelta ma gli lascia la possibilità di vivere la sua vita come meglio crede, e lui sceglie ancora una volta lei, che ha stravolto la vita della famiglia, ma è pur sempre lei, rimane la donna che ha amato e che amerà per tutta la sua vita al di là delle sue scelte distanti anni luce da quella iniziale promessa di una vita familiare comoda, sicura, tranquilla, “normale”. Quest’uomo straordinario non le rivolge accuse e condanne, non le dice “tu povera stupida illusa donna hai tradito il nostro accordo, tu povera stupida illusa donna non sei qui a stirare, lavare, cucinare per la tua famiglia, non sei qui ad assistermi mentre sono malato e sto per morire”. Non le rimprovera neppure questo. Quando amiamo qualcuno, qualcuno in cui riconosciamo ancora quella iniziale struttura, sostanza, profondità, sensibilità, che abbiamo scelto una volta, dobbiamo dargli fiducia al di là di ciò che accade, anche quando può sembrare assurdo, stravagante, incomprensibile il suo operato o il suo modo di vivere, dobbiamo dargli fiducia, dobbiamo continuare a credere e dobbiamo lasciarlo libero di essere se stesso, la sua piena espressione, la sua libertà, la sua verità, il suo essere ciò che è, diventa la più grande gratificazione del nostro amore, il pieno appagamento, l’unico modo di amare che possa esistere, il valore dell’ amore. E l’amore trova ancora una volta conferma pur nella diversa traiettoria che la vita prende, la persona che amiamo è sempre la stessa, il suo percorso è diverso, cambiato, ma lei è li davanti a noi a ricordarci ciò di cui ci siamo innamorati una prima volta e tutte le altre mille volte che continueremo ad innamorarci di lei. La vera prigionia, la più feroce, di efferata violenza, è quella mentale, psicologica, la bruttura esistenziale, l’angoscia, la tristezza, l’umoralità con cui si convive, schiavi di soldi e potere, di pregiudizi, di frasi come “non ne vale la pena, ma chi te lo fa fare, eh ti sembra facile?”, ne vale sempre la pena, me lo fa fare il mio coraggio, non mi sembra facile ma ci provo lo stesso e lotto, e ci credo, e ci sono dentro fino a sommergermi, senza mai soffocare, la presa d’aria c’è sempre, ed è l’amore. Non è una via di fuga, non è una via di resa, non è una scorciatoia mai, non è una possibilità…..è la sola possibilità, quella vera, e di verità, di giustizia e di libertà si può anche morire, giusto, ma si ha l’obbligo ed il dovere di vivere di verità, di giustizia e di libertà. Non sono una donna che discrimina gli uomini, sono una donna che spesso fa anche cose di uomini, non per umiliarli, ma perché sono una donna pratica, attiva, intraprendente, creativa, stravagante, “pazza” come dice mia figlia Maria, ed io la correggo dicendole “no, pazza, creativa, sono una mamma creativa”. Mi sporco le mani, mi sporco la pelle, mi sporco anche il cuore e l’anima, perché vivo a mille da sempre, e chi vive si sporca, e ricordo sempre ai miei figli che uno dei fiori più straordinari, il fiore di loto, nasce dall’acqua sporca, circondato da fango e melma, tormentato dai pesci e insetti, in acque torbide, scure, e mano mano che il fiore cresce quella stessa acqua sporca si pulisce mano mano che esso emerge. E’ cosi che vedo la vita, non priva di errori, non priva di cadute, di pozzi in cui sprofondare a volte è l’unica scelta possibile, di bivi, di incroci, di terreni instabili, di incontri “sbagliati” che poi alla fine sbagliati non sono mai del tutto. La mia vita è stata improntata completamente sull’amore. Ho creduto ciecamente nella possibilità di un incontro fatto di straordinario coinvolgimento, di una perfetta sintonia con un uomo, di una collaborazione di intenti, di comprensione e di pace infinita. Non si abbandona mai chi si ama perché fa scelte diverse da quelle pattuite convenzionalmente, non si smette di amare chi rivolge altrove il proprio interesse morale, chi “trascura” i propri doveri per rivolge parte della sua essenza verso qualcosa in cui crede e che la rende persona libera e migliore, non si giudica non si condanna non si critica, l’amore assolve sempre, l’amore premia, l’amore libera, l’amore allarga la strada non la restringe mai, l’amore moltiplica le possibilità, l’amore guarisce, alleggerisce, solleva, migliora la propria vita e quella di chi ci sta intorno. E non permettete mai a nessuno di mettersi tra voi e l’amore, chi lo fa non ama, ha solo paura e la paura distrugge ogni cosa ancor prima che nasca e se ne possa capire il valore. Non smetterò mai di avere questa visione dell’amore, al di là di ciò che è accaduto nella mia vita, una visione che mi permette di vivere con un senso così tanto profondo da farmi ripetere ogni singolo istante “ho una vita straordinaria, bellissima, piena di tutto, ricca persino di un dolore lacerante che mi strappa sorrisi e colori e luci accecanti”. Sono una donna fortunata, amo la vita ed amo il dolore che mi ha resa la madre che sono, orgogliosa di ogni singolo istante della mia vita di cui non rinnego nulla, ogni gesto, compresi tutti gli errori che ho commesso, mi hanno portata a quest’oggi di immensa bellezza. Grazie

 

Dott.ssa Maria Cuteri

“La biorisonanza era la mia storia” – La dottoressa Maria Cuteri ci parla del macchinario e del suo utilizzo nella medicina veterinaria.

“Oggi non siamo in grado di dimostrare appieno le frequenze di risonanza, ma la fisica quantistica ci sta dando un grande supporto e sono certo che presto saremo in grado di comprendere quanto l’energia che permea l’universo, il nostro pianeta, l’uomo, le piante e gli animali sia fondamentale per la salute ed il benessere psicofisico. Un approccio quindi di medicina integrata, quale quello proposto da Maria Cuteri, può solo rappresentare la medicina del futuro, un futuro che però è già presente” – Vincenzo Cuteri, professore di malattie infettive sugli animali – Scuola di bioscienze e medicina veterinaria dell’Università di Camerino - prefazione al libro “Allergie nei cani e nei gatti” di Maria Cuteri (Macro Edizioni, collana Qua la Zampa, 143 pagine, euro 12,90)

Nel 1977 il medico tedesco Franz Morell sviluppò un nuovo metodo terapeutico attraverso l’utilizzo delle onde elettromagnetiche. Nel 1987 grazie al professor Smith della Salford University in Inghilterra venne sviluppata la terapia di biorisonanza, il cui uso fu applicato all’uomo. La dottoressa Maria Cuteri, ecosofista veterinaria, donna-coraggio, ha aperto uno studio a Como dove applica la biorisonanza, una delle pochissime veterinarie in Italia ad usare il macchinario per la cura degli animali.

Cos’è la biorisonanza?

Si tratta di un macchinario con il quale è possibile effettuare test energetici per stabilire la causa delle problematiche legate a molteplici malattie. Gli atomi e le molecole di cui siamo costituiti, intendo tutti, uomini e animali, hanno un loro specifico campo elettromagnetico. Nell’atomo gli elettroni viaggiano su orbite che hanno una certa frequenza. Solo un quantum dell’esatto bisogno ne determina il suo sposamento. Questo passaggio è possibile se siamo di fronte all’energia della corretta frequenza ed è riconducibile al termine di risonanza. In natura la risonanza biologica è un fenomeno presente ovunque. Lo stato di malattia è quindi rappresentato da uno squilibrio energetico con presenza di frequenze anomale. Gli apparecchi di risonanza riescono a rilevare un’alterazione frequenziale o vibrazionale del corpo, aiutandoci nella diagnosi anche in fase anteriore al disturbo funzionale. In secondo luogo, inviando onde elettromagnetiche con frequenza opposta a quella alterata, ne annullano l’effetto, entrando così in risonanza con la cellula colpita e ripristinandone il corretto frequenziale. Lavorare sull’alterazione prima che si manifesti il danno fisico è sicuramente più vantaggioso. Riequilibrare l’armonia cellulare significa evitare la malattia. Un controllo energetico svela anche i minimi deficit, li riequilibra e di conseguenza permette di mantenere un buono stato di salute. Un principio che fondamentalmente esiste da sempre. Alla base c’è il discorso che tutti gli esseri viventi ma anche non viventi, emettono delle frequenze, delle vibrazioni, dell’energia. Le nostre cellule per vivere producono energia, anche la biochimica lo dice, la medicina cinese, lo yoga, tutto quello che viene dal passato ci ha sempre considerato prima energia. Quando ci ammaliamo siamo di fronte ad un blocco a livello cellulare. Basta anche una sola cellula che in un dato momento inizia a non produrre energia correttamente, con una certa frequenza, a creare un’alterazione che coinvolge anche le cellule che sono accanto. Da una patologia di cellula, si trasforma in patologia di organo e di apparato. In quel momento nasce il sintomo. La biorisonanza va a vedere dove si è rotto il meccanismo per innescare un processo di guarigione.

Nel suo libro lei porta l’esempio di “un’orchestra”.

Esattamente. In un’orchestra i musicisti suonano tutti insieme per dare vita ad un’unica sinfonia, ma se anche uno solo di essi stona, il risultato è compromesso. Il direttore deve individuare il problema, correggere il musicista che sbaglia e far ritornare l’armonia. E’ il lavoro che compie la biorisonanza. Accorda, rimette a registro le frequenze alterate e riporta armonia cellulare e benessere all’intero organismo.

Qual è stato il suo percorso professionale?

Ho iniziato con la medicina allopatica dopo la laurea in medicina veterinaria lavorando in pronto soccorso, cliniche e ambulatori. Ma mi rendevo conto che c’era qualcosa che non quadrava completamente. Il mio percorso personale seguiva di pari passo quello professionale. Mi rendevo conto che quello del veterinario era un lavoro meccanico ed ho deciso di abbandonare questo tipo di cure. Dopo una esperienza di alcuni mesi in Brasile insieme a mio marito, al mio rientro mi sono iscritta alla scuola di omotossicologia, circa vent’anni fa e grazie ad un cliente svizzero ho conosciuto la biorisonanza. L’idea di curare gli animali senza nessuna somministrazione di farmaci o rimedi mi entusiasmava. Comprai il primo apparecchio di biorisonanza manuale, all’epoca ero da sola in un contesto anche di profonda difficoltà per il grande potere delle lobby dei farmaci e dei cibi industriali. Attualmente medici veterinari che utilizzano la biorisonanza siamo pochissimi, ma attualmente c’è tanta richiesta.

E’ sorto quindi un conflitto con la medicina allopatica?

Per circa sei anni ho lavorato in uno studio di veterinaria, all’interno del quale mi era stato riconosciuto uno spazio in cui potevo operare liberamente, ma era per me praticamente impossibile rimanere allineata pur occupandomi in ogni caso di biorisonanza. Quello cui assistevo mi spingeva sempre di più ad occuparmi in prima persona ed in assoluta libertà di espressione e di movimento della cura degli animali, svincolata dai canali tradizionali e “collaudati”. I vaccini, gli antiparassitari, l’alimentazione, i microcip, gli antibiotici, un quadro abbastanza articolato comportamentale dal quale era inevitabile che io prendessi le distanze, poiché si sa, è un percorso che porta inesorabilmente alla malattia degli animali. Negli ultimi anni è stato ampiamente dimostrato da un punto di vista scientifico, dell’argomento se ne sono occupati ampiamente gli organi di stampa come ad esempio Report nella trasmissione del 2017 in cui veniva affrontato il grave problema dei croccantini, quale cibo non idoneo e dannoso per la salute degli animali. Successivamente sono entrata a far parte dell’associazione “Armonie animali”, medici veterinari esperti in MNC (medicina non convenzionale), biologi, terapeuti, educatori cinofili, operatori di IAA (interventi assistiti con gli animali), agronomi, agricoltori, allevatori, permacultori accomunati da un approccio innovativo, etico e consapevole atto ad interagire correttamente con la terra e le sue risorse. Con i padri fondatori dell’associazione, Stefano Cattinelli e Pietro Venezia, ho collaborato alla collana Qua la Zampa della casa editrice Macro per la quale ho pubblicato il mio primo libro “Allergie nei cani e nei gatti” in cui è presente un intero capitolo dedicato proprio alla biorisonanza.

In pratica come si svolgono le sedute di biorisonanza?

Si tratta di collegare l’apparecchio all’animale attraverso un collare ottenendo cosi tutte le informazioni che vengono trasmesse al computer. Inizio il test, che dura 4 minuti, ed in base al valore rilevato dal macchinario vengono evidenziate una serie di “consigli” e indicazioni sui rimedi per quelle specifiche alterazioni che l’animale evidenzia. Le frequenze prese in considerazione sono circa nove mila. I rimedi testati vanno dai fiori ai fisioterapici, a quelli omeopatici, i cristalli, la medicina ayurvedica, gli aminoacidi, i batteri. I vari pannelli informativi prendono in considerazione l’amperaggio, il voltaggio, la resistenza, l’idratazione, la vitalità cellulare, l’energia, i meridiani dell’agopuntura, yin e yang, i chakra, il dna, le emozioni e poi li riequilibra attraverso l’utilizzo delle frequenze. E’ uno studio dell’animale da vari punti di vista. La seduta dura mediamente un’ora e mezza.

Quali furono le prime sensazioni utilizzando il macchinario?

Innanzitutto constatare che il binomio proprietario-animale vibrava sulle stesse frequenze ed instaurare un rapporto curativo anche con il proprietario, pur non svolgendo alcun tipo di terapia direttamente con l’essere umano. Si tratta di entrare in un’altra dimensione, quella in cui l’animale comunica spesso un malessere legato al proprietario di cui si fa carico, a volte arrivando finanche fino alla morte. Io non posso dire di lavorare sulla materia, in quanto come ben sappiamo, prima della malattia propriamente fisica si verifica sempre un danno energetico, legato ad una emozione, che solo a posteriori si manifesta sul corpo. Quando si arriva alla guarigione il processo è al contrario, prima si risolve la parte materia e poi dopo quella emozionale. Il percorso è da dentro a fuori e da fuori a dentro.

La biorisonanza funziona con tutti gli animali?

Si, la terapia può essere praticata su tutti gli animali. All’inizio la mia attenzione nella cura attraverso la biorisonanza si concentrò molto sulle allergie, poi man mano che testavo il macchinario ed il bacino di utenza cresceva, la terapia è stata estesa ad altre malattie con ottimi risultati.

Si tratta di un macchinario completamente affidabile?

L’attuale apparecchiatura in uso, che si chiama Scio, è una macchina intelligente, l’apparecchiatura esistente più avanzata, in grado di rilevare i cambiamenti elettromagnetici e di fare uno screening completo su tessuti, organi e sistemi. I campi di utilizzo e di applicazione sono molto ampi. Essendo un organismo dinamico, l’animale come l’essere umano, non sempre si rilevano le stesse informazioni, oggi il macchinario rileva alcuni dati, domani altri perché basta poco per modificare le emozioni. Il macchinario come le dicevo è affidabile ed altamente complesso, ma non basta, la differenza come sempre la fa il terapeuta, la componente umana. Non basta premere un pulsante, è necessario entrare in empatia con l’animale, avere le giuste conoscenze e la giusta preparazione. Nel corso degli anni ho perfezionato il mio percorso professionale studiando metamedicina, la dinamica emozionale uomo-animale-uomo, naturopatia con il percorso Hamer, la terapia verbale della dottoressa Mereu, la comunicazione telepatica di Nicoletta Toniutti, l’accompagnamento empatico alla fine della vita. Ho cercato di mettere insieme tutte le varie esperienze affinchè la biorisonanza praticata nel mio studio fosse frutto della mia sensibilità. E’ indispensabile l’apporto dell’essere umano alla macchina e non solo il contrario.

Quali pazienti si avvalgono della biorisonanza?

Purtroppo la maggiorparte arriva da me quando ha già provato di tutto e non ha risolto. Spesso gli animali che giungono nel mio ambulatorio sono in condizioni pessime, come descrivo nel mio libro. La biorisonanza lavorerebbe magnificamente sulla prevenzione, ma devo riscontrare che ultimamente le cose stanno cambiando e molti pazienti arrivano anche con una motivazione diversa, non credono nella efficacia delle cure allopatiche e preferiscono affidarsi alle medicina alternativa. Rimango comunque un medico per cui se necessario prescrivo analisi, accertamenti diagnostici, visite specialistiche. Poi procedo, laddove applicabile vista la patologia, a praticare la biorisonanza. In alcuni casi si risolve anche con una sola seduta ed i risultati oltre ad essere efficaci si rivelano duraturi.

 

Testi di riferimento:

Allergie nei cani e nei gatti di Maria Cuteri Ed. Macro

Curarsi con le informazioni – Il metodo Korbler Nuova Ipsa Editore

www.armonieanimali.com pagina facebook Maria Cuteri veterinaria – ecosofia animale

VIVERE BENE - Quando è una questione di intelligenza e di cuore

 

 

Di lei non so quasi nulla, se non che ha gambe bellissime. Ma a quanto pare è anche una donna intelligente ed ironica. Sto parlando di Alessia Marcuzzi. Per caso ascolto la sua intervista in una delle tante trasmissioni televisive. Arriva subito dopo Fabrizio Corona. Ho ascoltato pure lui. A dire il vero mi è sembrato un soggetto abbastanza “vero” nella sua finzione, nel senso che lui si pone esattamente per quello che è, piaccia o meno la racconta esattamente così com’è, e non è poca cosa. Ritornando ad Alessia, la mia attenzione viene catturata dal discorso che fa sulla famiglia allargata. Spigliata, semplice, vera anche lei, serena come poche, equilibrata, onesta, pulita, per bene, parla delle sue ultime vacanze, tutti insieme, ex marito, figli avuti con un primo marito poi con un secondo marito e via dicendo, nuove compagne degli ex mariti, forse anche altri figli acquisiti. Dalle foto sembrano tutti felici. Ma l’argomento più interessante che tratta è quello riguardante la modalità con cui raggiungere un risultato così importante. Come si riesce a rimanere tutti amici? La prima questione che tratta è quella economica. Racconta quanto sia facile andare tutti d’accordo quando non ci sono questioni economiche da affrontare, di certo la sua indipendenza economica fa si che non ci siano litigi e ritorsioni su alimenti e mantenimento. Fin qui nulla di strano, ma ciò che fa piacere è il fatto che lei ne parli con estrema naturalezza. Lo racconta ed anche questo non è così ovvio e scontato. Deduco che non ha preteso alcunchè dai suoi ex mariti ed anche questo non è per niente ovvio e scontato. Ha avuto uomini importanti dai quali avrebbe potuto pretendere ma non l’ha fatto, consapevole che ponendosi in una posizione di pretesa economica avrebbe fatto saltare qualsiasi tipo di equilibrio e di serenità, per i figli in primis. La seconda questione è l’amore che finisce, cioè tra i due ex non ci devono essere più legami d’amore altrimenti e chiaramente uno dei due, o entrambi, inevitabilmente scivolerebbe in un sentimento di “risentimento”. Ed infine parla di complicità tra donne, e qui risiede anche la vera forza ed il grande coraggio per mantenere un sano rapporto quando si diventa ex. Perché alla fine è fin troppo facile comprendere che se le donne si rispettano e si apprezzano reciprocamente, come reazione a catena, arriva la tranquillità dei rispettivi uomini che, non sentendosi in perenne bilico tra il prima ed il dopo, tra il passato ed il presente, riescono a predisporsi per un pacifico futuro. Un esempio eccellente di come dovrebbero andare le cose dopo una separazione. E’ vero spesso ci troviamo difronte alla situazione in cui la donna non è una famosissima showgirl, anzi, spesso si ritrova casalinga in età avanzata con la quasi impossibilità nel ricostruirsi una stabilità economica. Ma anche in questo caso, secondo me, il marito, l’ex, non dovrebbe perdersi d’animo e armato di sana e robusta pazienza, dovrebbe saper sostituire il disprezzo e la totale mancanza di considerazione di colei che fino al giorno prima considerava brava mamma e brava donna di casa, con una attiva partecipazione alla ricostruzione del suo domani. Cioè aiutarla a trovare un lavoro, una sistemazione, una dignità non fatta di assistenzialismo, ma di “protagonismo”. Ma quante volte accade? Mai. L’uomo, l’ex, improvvisamente pretende che la donna si tolga il grembiule, si lavi le mani sporche di farina, si rimetta in sesto, in linea, parrucchiere, estetista, dietologo, personal trainer e quant’altro e da un giorno all’altro rientri, come se nulla fosse, nel mondo del lavoro, che nel frattempo è lontano anni luce da quello che era fino a qualche anno prima, più complesso e articolato. Tutto ciò risulta pressochè impossibile, anche per una questione di tempo, perché l’uomo, l’ex, tra tutte le sue pretese, ha anche fretta, il tempo gioca a suo sfavore, più tempo passa più lui deve “dare” a “quella lì” che pretende, addirittura, di pagare una casa, le bollette e la spesa. E che diamine, ma guarda tu che pretese, “quella lì”. Stiamo parlando spesso di una donna con cui ha trascorso dieci, venti o anche trent’anni, nonché madre dei suoi figli, “quella lì” è diventata improvvisamente. Pure i soldi del parrucchiere vorrebbe, ma che follia. Ma non la volevano curata e ben tenuta, "quella lì"? Si, finchè viveva sotto lo stesso tetto e nello stesso letto, ora….chi se ne importa, che si confonda pure con i barboni, i senzatetto, gli extracomunitari, che si collochi su un barcone e non rompa le palle, altrimenti adesso “perdiamo pure la pazienza e nemmeno i soldi per la spesa le diamo a quella lì”. Ma pensare di sostenerla no? E non parlo dell’assegno o del bonifico a fine mese, parlo di “incoraggiamento” questa strana parola del vocabolario a noi tutti sconosciuta. E non competere con il nuovo compagno di lei o con la nuova compagna di lui? Ne vogliamo parlare? Perché mettersi lì a fare quell’attenta ed acuta analisi con paragoni misti a ricordi, pretese, commenti, insulti ed ironiche considerazioni? Ma se si accettassero con serenità le reciproche scelte? Se non si paventasse ai figli sempre e comunque lo spauracchio del “nuovo papà” o della “nuova mamma”? Non si può diventare mai “estranei” dopo una separazione, è questa la convinzione più dannosa di cui vogliamo appropriarci pensando così di soffrire meno l’allontanamento e i sensi di colpa per l’”errore” che ci convinciamo di aver compiuto “scegliendo” la persona che abbiamo amato. Non c’è errore laddove c’è amore e famiglia e profumo di pane cotto al forno. Ogni volta che “compongo” l’impasto con acqua, farina, sale, lievito, olio, un uovo ed un po' di yogurt magro, mi sento famiglia, sono una famiglia, quella attuale, quella di prima, quella che sarà domani, non importa, mi sporco le mani con qualcosa di “pulito”, di sano e di vero, il concetto di famiglia. Non penso di aver sbagliato vita, uomo, casa, paese, penso di aver vissuto, una vita come tante, una esperienza come tante, un sogno come tanti. E sento il bisogno incontenibile di rispettarlo questo concetto che forse, oggi più di ieri, è così tanto reale da farmi sentire serena e realizzata, pur con la consapevolezza della conclusione (non della fine, non del fallimento) del mio matrimonio ma non della mia famiglia. Non penso mai a parole come finito, distruzione, errore, sbaglio, dolore. Vedo occhi luminosi, cuori a battito doppio, menti illuminate e sogni giganti, forse se errore c’è stato posso dire sia stato proprio questo, aver avuto sogni troppo grandi che inevitabilmente hanno portato ad illusioni altrettanto grandi ed a delusioni ancora più grandi. Ma poi anche volendo ammettere di aver fatto tutte queste cose, tutte insieme, troppe, tante, “assai”, a che serve ora ripeterselo incessantemente come a volersi ricordare che “a tornare indietro non lo rifarei”, non si torna indietro, e no, proprio non si torna. Si deve andare avanti. E allora dico a tutti gli ex, a tutte le ex, ai nuovi compagni, ai figli, ai nipoti, ai parenti ed agli amici, serve una sola parola, una, quanto è facile, “collaborazione”. Quanto sarebbe semplice e rapido “risolvere” le separazioni se ognuno di questi personaggi facesse una sola cosa, collaborasse, se ognuno dei “nuovi protagonisti” di questa “nuova storia”, l’ex marito, l’ex moglie, i nuovi compagni, gli amici dell’uno e dell’altro, gli amici comuni, i vicini di casa, i parenti, i conoscenti, si attivasse in una sorta di mutuo soccorso. A parer mio si svuoterebbero le aule dei tribunali, gli studi degli avvocati, le stanze degli psicoterapeuti, dei mediatori, dei medici e con tutti quei soldi mal spesi potremmo comprare la felicità, un biglietto del cinema, del teatro, di un concerto, un libro, un viaggio ed una scatola di cioccolatini e perché no, un bellissimo mazzo di fiori con un biglietto “Non sono più tuo marito, ma ti voglio bene e ti auguro una vita meravigliosa anche senza di me e vorrei tu portassi sempre dentro di te quel poco che ti ho dato con tutto l’amore che avevo e che oggi porto ancora dentro di me come il ricordo più bello”. Dedicato a tutti i separati in ogni parte del mondo. Gio

Un'analisi inquietante

 

Riflettevo su qualcosa di talmente inquietante che ormai da giorni non faccio che pensarci. E quindi, come sempre, trovo sfogo utile nello scrivere il mio tormento. Solitamente se lo tiro fuori, il mio malessere, e lo sparo on line, dopo, mi sento meglio. La condivisione aiuta a sopportare qualsiasi cosa, è provato e dimostrato scientificamente. Ma come saranno le coppie di domani? Ho tre figlie, di cui due ancora piccolissime, e la domanda mi sorge spontanea, il problema me lo pongo ed il quadretto che si delinea è veramente inquietante e debilitante. Faccio un monologo in macchina sul lungotevere a Roma, poi chissà perché m’è venuto in mente proprio in quel momento. Ormai la mia quasi totalità della giornata è composta da scrittura, lettura, monologhi ad alta voce e registrazioni vocali mentre guido, per fortuna ormai nessuno ci fa più caso, con la nascita miracolosa degli auricolari se qualcuno ti vede parlare da solo pensa di certo che da qualche parte hai inserito un congegno favoloso per parlare al cellulare, non necessariamente deve vedersi, di certo si pensa che ci sia, perché è il pensiero più veloce che ti possa venire piuttosto che immaginare che qualcuno stia più semplicemente parlando da solo, non necessariamente essendo folle ma solo perché deve farsi un discorso ad alta voce altrimenti se lo dimentica, è il mio caso. Anche dovuto al fatto che ormai gli amici dopo le prime due parole non mi ascoltano più, dicono che faccio discorsi troppo profondi, quindi, noiosi. “Ma decidere nell’immediato che film andare a vedere no? Dobbiamo sempre scassarci le palle con discorsi esistenziali sulle problematiche attuali che affliggono l’universo?”, “Ma che mi frega a me il film che dobbiamo andare a vedere, e poi decidere cosa? Ho già deciso leggendo critiche cinematografiche, documentandomi su internet, dopo un’attenta analisi che vada a comparare perfettamente il rapporto tra tempo impiegato e utilità, se passo due ore che almeno possa dire di tornare a casa con un arricchimento ed una crescita personale”. “Tu ti stai ammalando, spero te ne renda conto”. Dialoghi frequenti, ahimè.

 

Ebbene si probabilmente mi sto ammalando di quella rara ed incurabile malattia chiamata “analisi personale”. Voglio vivere bene e per farlo ho necessariamente bisogno di comprendere il genere umano che mi circonda e con cui, sempre ahimè, devo convivere senza necessariamente dissotterrare l’ascia di guerra, sempre e comunque o per partito preso.

 

Tornando al mio pensiero inquietante sulle coppie di domani.

 

Allora è plausibile che i nostri figli incontrino compagni, amanti, mariti, fidanzati, amici che siano, date le statistiche, anch’esse inquietanti, figli di separati, divorziati, vedovi e fin qui, pare, sempre a detta delle statistiche, nulla di particolarmente ed apparentemente preoccupante. O meglio, figli di separati “normali” o “anormali”? Che poi normale e anormale starebbe per? Vengo e mi spiego come diceva Totò. Questi ragazzi e ragazze figli di separati vengono da famiglie dove si è arrivati ad una separazione in modo pacifico e sereno oppure attraverso anni di tribunali, giudici, avvocati, assistenti sociali, psicoterapeuti, mediatori familiari e quant’altro? Perché, beh, la situazione è assai differente. Sono figli più o meno “mentalmente stabili” o depressi, devastati, straziati, distrutti, in analisi, dipendenti da psicofarmaci, alcol, droghe leggere e/o pesanti? E comunque le coppie di domani avranno quelle che la nostra società chiama “famiglie allargate”, ovverosia, il padre e la madre dopo la separazione si sono rifatti una vita, allora ognuno di loro ha ricostruito una famiglia, ha fatto figli con il nuovo/la nuova compagna, che a sua volta probabilmente arriva alla nuova famiglia già col suo bagaglio di ex mariti/compagni, figli, debiti, assegni di mantenimento, tribunali, giudici, avvocati, assistenti sociali, psicoterapeuti e mediatori familiari. I nostri figli festeggiano mediamente due compleanni, natale, capodanno, pasqua, ferragosto, anniversari, laurea, specializzazione, feste in città diverse con i vari diversi parenti, il padre che vive in Alaska con la sua nuova compagna con i nuovi figli ed i figli di lei, la madre che vive in Nuova Zelanda con il suo nuovo compagno, con i nuovi figli ed i figli di lui, e poi ci sono i nonni paterni, i nonni materni, i primi vivono in Abruzzo, gli altri in Calabria, gli zii paterni sono emigrati in America e quelli materni in Africa perché hanno deciso di fare volontariato per i bambini analfabeti o malati. Io a questo punto sto per sentirmi male, ma devo necessariamente continuare il mio discorso, perché la riflessione a questo punto è solo all’inizio. Perché affrontato il caso dei figli di separati o divorziati o vedovi bisogna, viste le statistiche, ahimè, inquietanti, affrontare l’ipotesi dei figli dei “casi gravi”. E’ cosi assai improbabile che domani i nostri figli arrivino a casa presentandoci il proprio compagno/compagna che viene da una famiglia in cui il padre ha ammazzato la madre o la madre ha ammazzato il padre? E poi magari dopo che ha ammazzato il coniuge si è suicidato. Oppure uno dei due genitori ha sterminato l’intera famiglia? I nostri figli potrebbero avere un compagno/compagna che ha assistito, incredibilmente salvandosi, alla morte dei propri fratelli o sorelle per mano del padre o della madre. Ragazzi che hanno visto i genitori accoltellarsi o gettarsi giù dal balcone al quarto piano. I nostri figli potrebbero avere compagni di vita con i genitori morti ammazzati, o in galera, o suicidi o…. a questo punto mi sento veramente male. “Benvenuto, piacere di conoscerti”, dopo i soliti convenevoli, del tipo come ti chiami, cosa studi, dove lavori, si passa al “cosa fanno i tuoi genitori?”. Risposte possibili, sempre secondo le statistiche, ahimè, inquietanti: “Mio padre è in galera, ha sfigurato con l’acido mia madre aspettandola sotto al portone di casa, perché non accettava la separazione, mia madre aveva un amante, mio padre ne aveva due, mia madre era rimasta incinta del nuovo compagno e mio padre viveva con la sua amica di 37 anni più giovane di lui. Ho due sorelle avute da mio padre e mia madre, prima che mio padre sfigurasse mia madre con l’acido, chiaramente. Poi un fratello che mia madre ha avuto con il nuovo compagno che a sua volta aveva già tre figli. Mio padre poi ha avuto due figli con la nuova compagna che a sua volta aveva quattro figli dal precedente matrimonio”. “Mia madre ha dato fuoco alla macchina di mio padre mentre lui era a bordo, purtroppo non ce l’ha fatta ed è morto”. “Mio padre ha cosparso mia madre di benzina e poi le ha dato fuoco”. “Mio padre non accettava la separazione, ha portato mia madre in aperta campagna, l’ha uccisa e poi l’ha gettata in un fosso. In un primo momento si è finto innocente, poi preso dai sensi di colpa ha confessato tutto ed ha portato gli inquirenti sul luogo del delitto, cosi abbiamo potuto fare un funerale a mia madre”. Ma sono dialoghi cosi tanto improbabili? La mia ricostruzione è così tanto lontana dalla realtà? E noi genitori davanti ad una situazione del genere che tipo di reazione potremmo o dovremmo avere? Se accadesse domani a qualcuno di noi, che cosa è lecito provare? E’ la nuova società, sono figli della nuova società, è tutto frutto di questa società e purtroppo non di fantasia. Io mi domando solo come si sia potuto arrivare a tutto questo, cosa è mancato o cosa di troppo abbiamo avuto tutti noi per non riuscire più a gestire l’amore verso noi stessi e verso i nostri figli. Io vivo ancora, probabilmente è una forma di autodifesa, con l’immagine di casa mia in Via Vittorio Veneto 136 a Crotone, mio padre dipendente della Pertusola, mia madre casalinga, cinque figli. La mattina andavamo a scuola, a pranzo eravamo tutti seduti allo stesso tavolo ed alla stessa ora a condividere il pranzo, tante chiacchiere e tante risate. Il pomeriggio si studiava e si scendeva giù in cortile a giocare. La sera nuovamente tutti seduti alla stessa tavola ed alla stessa ora a condividere la cena, tante chiacchiere e tante risate. Mi chiedo cosa sia successo e guardo le mie figlie con un tale senso di disperazione e smarrimento da non sapere come reagire, se fare finta di niente, ignorando i miei pensieri o iniziare un lavoro serio e meticoloso per evitare….per evitare cosa? Che si innamorino di un figlio di morti ammazzati, sfregiati, suicidi, bruciati vivi? L’amore è l’amore…non guarda in faccia nessuno e tra qualche anno potrei trovarmi al tavolo con un ragazzo problematico, disturbato, traumatizzato al quale le mie figlie avranno il desiderio di dedicare tutta la loro vita. Ed io? Io cosa dovrò fare?

 

 

 

La fortuna di avere un bel paio di scarpe

 

 

 

 

 

In questo lungo letargo cui non sono abituata ho avuto modo di riflettere, il che implica un certo grado di pericolosità. Ragionare sul divano o sul letto è decisamente diverso rispetto alla stessa identica attività svolta mentre: cucini, pulisci, stiri, accompagni i figli a scuola, fai la spesa, paghi le bollette, sei in fila in banca, risolvi problemi al telefono, interagisci con maestri, amiche, figli, assicuratori, rompicoglioni, proprietari di casa, tecnici della TV, lavastoviglie, lavatrice e via dicendo. La riflessione è più profonda per cui portatrice di maggiori danni e ripercussioni. E quindi il tutto per dire che è dal 12 febbraio che continuo a fare danni! Il letargo non porta riposo e rilassamento, almeno a me, anzi, irritata, nervosa ed impaziente torno ad essere me stessa alla massima potenza, la classica scassapalle, amata da molti, odiata da alcuni e temuta dai più. E allora il tema del giorno è LA FORTUNA. Siamo tutti fortunati, ma sfigatissimi nel non rendercene conto, presi dal fatto che in fondo c’è sempre qualcuno più fortunato di noi e dunque piuttosto che goderci la nostra fortuna mettendola a frutto, ci occupiamo di come poter essere fortunati come qualcun altro. Amo le scarpe più di ogni altro capo di abbigliamento o accessorio, come dir si voglia, le amo più dei gioielli perché ho sempre avuto l’idea che un bel piede in una bella scarpa regala certezze non solo nel passo, ma nella profondità dell’essere! Ho visto donne molto belle, curate, vestite di tutto punto, parrucchiere a gogo, estetista, massaggiatrice, fissare i miei piedi per intere serate, imbarazzante, parli loro di tematiche esistenziali, speri sempre di poter smuovere qualcosa anche a rischio di credere nell’impossibile, e loro che fanno? Ti guardano i piedi il più delle volte senza proferire parola, a volte si sbilanciano con un timido “Che belle scarpe, ma dove le hai comprate?”, “In centro a Lugano….”, sgomento nel loro viso che finalmente riesci ad osservare per un singolo istante, quando alzano lo sguardo riportate alla realtà da quella tremenda presa di coscienza, non è Zalando il negozio, ahimè, ed è lontano dalla tua portata non solo geografica. Sono un paio di scarpe, un semplice paio di scarpe, ce ne sono miliardi in giro per il mondo di scarpe, ma il tuo cervello è in un luogo sconosciuto, probabilmente l’hai lasciato nella culla nel momento in cui hai iniziato a muovere i primi passi ed hai toccato terra, più leggera di qualche etto e condannata per sempre ad una vita di invidia delle scarpe altrui. Poi si arriva a toccare temi più importanti. Ci sono quelle che ti invidiano il marito, la casa, la macchina, i figli, gli amici, il lavoro, i soldi, i beni, i gioielli, i vestiti, i viaggi, ma di quelle che ti invidiano ciò che più conta nella vita ne ho conosciute veramente poche, a memoria potrei anche azzardare dicendo…nessuna. E allora comprendi da dove parte il problema, dal peso, significato, senso ed importanza che si da ai vari ambiti della vita, dell’esistenza, dell’essere. Sarebbero felicissime se in un impeto di generosità tu regalassi loro le scarpe, il marito, la casa, la macchina, i figli, gli amici, il lavoro, i soldi, i beni, i gioielli, i vestiti ed i viaggi. Perché è tutto ciò che riescono a vedere, perché per loro con queste cose hai risolto la problematica dell’essere presente su questa terra, incapaci, inabili ed impossibilitate a comprendere che se ti prendi un cazzo di libro in mano da quando hai la tenera età di cinque o sei anni, e poi nel corso della tua vita te ne prendi in mano un altro ed un altro ancora e ancora e ancora e ancora fino a divorare intere biblioteche e librerie, ad avere quelle scarpe, quel marito, casa, macchina, figli, amici, lavoro, soldi, beni, gioielli, vestiti e viaggi, ci puoi arrivare anche tu e non dovrai invidiare niente a nessuno e non dovrai trascorrere il resto della tua vita con la testa bassa ad ammirare scarpe altrui ma potrai essere tu ad indossarle avendo di fianco qualcun’altra che a testa bassa te le invidia. E poi ci sono quei luoghi “sconosciuti e misteriosi” chiamati musei, teatri, cinema d’essai, c’è l’arte tutt’intorno, c’è la poesia e addirittura le librerie, oh, incredibile, pure le librerie e concerti di musica classica, luoghi straordinari e pieni di insegnamento che non sono proprio Sharm el sheikh, Maldive, Seychelles e Mauritius, ma Ladakh, Bhutan, Birmania, Lhasa, Jaipur, infiniti mondi capovolti, rallentati, apparentemente fermi ed immobili, che nel loro silenzio colorato o nella loro confusione organizzata si offrono come insegnamento per farti poi comprendere alla fine di tutto un giro sfiancante, faticoso, delirante e febbricitante che non sono importanti le scarpe, il marito, la casa, la macchina, i figli, gli amici, il lavoro, i soldi, i beni, i gioielli, i vestiti ed i viaggi, ma prima di ogni altra cosa ciò che veramente è importante SEI TU. Se quel TU non esiste o esiste male non sarà mai possibile AVERE nulla ed anche avendo le scarpe, il marito, la casa, la macchina, i figli, gli amici, il lavoro, i soldi, i beni, i gioielli, i vestiti ed i viaggi, in realtà non hai niente, ma proprio niente, perché mai avrai sviluppato la capacità di comprendere il valore delle scarpe, del marito, della casa, della macchina, dei figli, degli amici, del lavoro, dei soldi, dei beni, dei gioielli, dei vestiti e dei viaggi, in poche parole LA TUA FORTUNA. La fortuna non cade dal cielo, non arriva d’improvviso come un temporale estivo, non accade, non capita, la fortuna te la costruisci giorno dopo giorno, ma solo dopo aver costruito TE STESSA, con robuste fondamenta, perché non si parte appendendo le tendine colorate alle finestre, si comincia dalle fondamenta, cioè dal basso, ti devi fare un culo pazzesco per arrivare alla FORTUNA, ci devi lavorare, ti devi dare da fare, ti devi impegnare 24 ore al giorno, senza pausa e senza ferie retribuite, senza malattia e senza indennità di fine rapporto, perché il rapporto con te stessa non finisce mai. E allora ascolta un buon consiglio, prenditi in mano un cazzo di libro e leggilo e cerca di comprenderne il senso, vedrai che poi magari ti viene addirittura la voglia di prenderne un altro e poi un altro ancora e alla fine cammini per strada leggendo il libro, lo leggi sul treno, sulla metropolitana, sulla panchina di un parco e tempo per stare con la testa abbassata ad invidiare le scarpe non te ne rimane. E lascia quel bicchiere e quella sigaretta, entra in un teatro, spegni il cellulare e goditi lo spettacolo, felice di poterlo fare girando la testa alla tua destra o alla tua sinistra, guardando negli occhi tuo figlio che ti sta accanto perché un figlio profondo nasce solo da un genitore profondo, li devi annaffiare i figli così come annaffi le rose del tuo giardino, ma lo devi fare tu, non lo puoi delegare al giardiniere, che quello se ne fotte se il risultato poi arriva oppure no, il figlio è tuo così come le rose ed il giardino sono tuoi, così come la tua vita è tua e nessuno mai potrà fare meglio di te ciò di cui solo tu potrai prenderti cura, giorno per giorno, con pazienza ed amore. La FORTUNA è frutto di pazienza ed amore, ed il caso, se mai ha un suo peso, non è determinante, ma è concomitante. Buona FORTUNA a tutti. Gio Gio

 

2046 di Wong Kar-wai

2046 di Wong Kar-wai

2046 di Wong Kar-wai

2046 di Wong Kar-wai

L’educazione alla libertà, non il diritto alla libertà (che è un’altra cosa)

Io la parità non l’ho mai pensata, gli uomini e le donne sono diversi e per fortuna, è una cosa bellissima che dovremmo sponsorizzare su tutti i cartelloni, non il disprezzo ma l’amore per questa straordinaria conquista che nessuno ha mai voluto, sbagliando. Per esempio io non ho la forza fisica di mio marito e vedere negli occhi delle mie figlie quella ammirazione per il papà forte, straordinariamente forte, capace di prenderle in braccio tutte e due contemporaneamente (46 e 56 chili!) mi gonfia il cuore di gioia. Iris che si addormenta a chilometri di distanza dalla macchina, il papà che la prende in braccio e la “trasporta” fino a destinazione, il papà che porta su per tre piani da solo una lavatrice vecchio modello, lui che spinge una macchina lungo un percorso infinito, ripara un motore, collega fili elettrici e fa ripartire un motorino, taglia alberi, riposa poche ore a notte, guida la macchina su e giù per le autostrade di Italia e Europa, “sto bene” ripeteva incessantemente anche quando era stanco, malato, distrutto, sfinito, preoccupato, senza che nessuno se ne sia mai accorto. Mio padre si comportava allo stesso modo, una moglie casalinga, cinque figli, mai avuto un debito in vita sua, sempre sorridente e “felice” ed io che lo guardavo e mi domandavo che cosa avesse per essere sempre così felice e mai preoccupato, ma era preoccupato e come se lo era, ma nessuno se ne è mai accorto. Gli uomini non hanno le mestruazioni, i dolori del parto, la menopausa, le “paturnie”, gli sbalzi d’umore, i ragionamenti contorti, l’esigenza di “parlare” alle tre di notte, loro hanno un ruolo e noi un altro ed è bello così ed è giusto così, siamo diversi, ognuno migliore a modo suo. Sono semplici e “facili” ed “utili” e “necessari”, noi siamo un altro mondo, quello profondo, il “pozzo”, la “tana”, il “rifugio”, la CASA, il profumo del pane, le mani sporche di farina e loro di cemento, noi costruiamo nutrimento per il corpo, loro i mattoni che ci stanno intorno e non perché sono tutti muratori, perché sono concreti e ….forti. Ma tutto questo la società lo ha combattuto, regalandoci l’illusione ad entrambi, di poter essere uguali. La confusione ha gettato nel panico tutti e sono nati “i nuovi mostri”, gli odierni uomini e donne, le nuove figure genitoriali, il caos, il disordine, il terrore e di qui l’esigenza “indispensabile” di farsi del male a tutti i costi fino ad arrivare a distruggerci.

E quando arriva, quindi, il momento in cui ci si accorge che quella diversità, seppure giusta, sana, “normale” non fa più parte del nostro cammino, del nostro futuro e delle nostre scelte, si affrontano strade “impercorribili”, impraticabili, insostenibili, dove cadere e farsi male fino a sanguinare è inevitabile. E vorremmo iniziare un cammino diverso, ma possiamo forse noi scegliere? Viviamo in un mondo che ci da la possibilità di scegliere, cambiando? No. Inizia il calvario e per molte di noi non sempre finisce bene, non sempre finisce, si trascina per tutto il resto della vita, con “colpe” da pagare, conti da “saldare”, coscienze colpite a morte, ricatti economici e l’impossibilità a “vivere”, dobbiamo sopravvivere, perché abbiamo intrapreso una strada “senza l’uomo”. Le accuse sono innumerevoli, l’elenco è infinito, la società ci condanna a morte, non esiste riabilitazione, “dovevi stare al posto tuo”, per il bene dei figli, perché “ma da sola dove vai”, “hai 50 anni!”, ma che “mica crederai ancora a quella stupidaggine dell’amore, vero?”, la società non ci vuole, siamo “imbarazzanti” con le nostre esigenze, i nostri bisogni, le nostre “richieste”. “E mica penserai di avere lo stesso tenore di vita di prima, no?”, “Devi andare a lavorare”, “E’ finita la pacchia”. No, io non voglio lo stesso tenore di prima, altrimenti mi tenevo la mia vita di prima, idiota, io voglio la mia dignità, certo che vorrei un lavoro, cosa ti fa credere che io non lo voglia, ma una separata a 50 anni con tre figli chi la vuole? Di quale pacchia parli? Quale sarebbe la pacchia che è finita? Se era una pacchia, me ne sarei stata lì zitta e buona e me la sarei goduta la pacchia, invece no, non era una pacchia, non era nemmeno una vita, figuriamoci se era una pacchia. Ma le bocche sono fatte per parlare, quasi sempre a sproposito, ne ho sentite così tante da poterci scrivere non un romanzo, ma una enciclopedia, ho frasi, vocaboli, espressioni stupide e bestiali che vanno esattamente dall’a alla z e peccato che l’alfabeto sia così fortemente limitato, altrimenti si sarebbe potuto fare ancora meglio. La verità è che in questo nostro mondo così poco creativo manca l’educazione alla libertà, non il diritto alla libertà, che è un’altra cosa. Sulla carta, carta straccia oserei dire, il DIRITTO alla libertà è sancito, stabilito, scritto, ribadito, ma nella vita vera, quella che non è fatta di carte ma di carne, l’educazione alla libertà non ha vita e non ha morte, semplicemente non esiste. Bisognerebbe che tutti gli esseri umani, specialisti della materia e non, comprendessero che una donna che decide di “rinunciare alla pacchia” va rispettata non solo a parole, ma nei fatti, che datori di lavoro comprendessero le esigenze e le difficoltà di una madre sola, che l’idraulico, l’elettricista, il meccanico, il proprietario della casa in affitto, l’antennista, l’addetto alla caldaia, il falegname, bisognerebbe che tutta questa “brava” gente, avesse rispetto per una madre sola e non pensasse, ogni volta che se ne trova una sul proprio cammino, che è arrivata la povera stupida sola ed in difficoltà, “che tanto non ci capisce niente” se gli cambi una guarnizione o gli smonti l’intero motore della lavastoviglie, la sprovveduta, piccola fiammiferaia con il frigorifero vuoto, le bollette da pagare a fine mese, vestita come una polacca, trafelata, sudata e “senza estetista” ormai da anni, per non parlare poi del parrucchiere….che la ricrescita ormai si vede anche se ti copri gli occhi e ti tappi le orecchie, quella profondissima striscia bianca in mezzo ai capelli “fa luce” e vive ormai di vita propria. Insomma per farla breve, l’educazione alla libertà significa rispettare quella madre sola ed in difficoltà riuscendo a mantenere la capacità di guardarla come un essere umano e non come un “erogatore di moneta”, e si, perché ad ogni sua difficoltà sia pur minima, per loro rappresenta un intervento a tanti zeri, perché tanto è stupida, è impreparata, ma soprattutto è sola, è sola, è sola. Ma noi bancomat con i peli sulle gambe abbiamo imparato ad avere anche i peli sullo stomaco e abbiamo dovuto imparare a difenderci dagli avvoltoi, abbiamo divorato manuali di tutto, abbiamo chiesto a parenti ed amici, abbiamo scaricato video su youtube ed abbiamo iniziato a capire come funziona una macchina, giungendo alla lungimirante conclusione che non funziona solo con la benzina nel serbatoio, sappiamo come si “incriccano” gli ingranaggi di un elettrodomestico, colleghiamo modem e impianti vari, pitturiamo le pareti, incolliamo il battiscopa, teniamo in ordine il giardino ed in garage abbiamo finanche un assortimento di attrezzi vari che farebbe impallidire il più fornito negozio di ferramenta. E poi ci lamentiamo che i figli sono confusi sui ruoli? Nel mentre la mamma nel corso degli anni diventa Rambo, i papà sono ancora lì chiusi nel loro orgoglio ferito, chiusi nello studio dell’avvocato e del commercialista per intraprendere nuove strategie per colpire la donna “indegna ed ingrata”, hanno 50 anni anche loro, si rimettono a nuovo, si tirano a lucido, li vedi ogni sera in un locale diverso, all’acchiappo, si sentono “liberi”, ciancicano cazzate su facebook o su watsapp, bevono, fumano e tornano in palestra. Intanto i figli crescono e imparano a capire come non ci si deve comportare e come non si deve diventare. E le mamme, quelle poche che sopravvivono a tutto ciò, diventano l’amore più grande della loro vita, quelle che hanno reinventato e riscritto la storia di un tempo che non ha né dignità né vergogna. 

 

Photo by Wilton White - New York

Senza "indegna" sepoltura

Punta Alice

 

 

“Mi vuoi dire qualcosa vero? Forse mi devi raccontare qualcosa?” “Ni, si, no, ma che ne so, non lo so, si, no, da qualche giorno mi passa per la testa una strana sensazione, vorrei scriverla ma come inizio chiudo il computer in malo modo e continuo ad essere insofferente, ma so che se questa cosa non la faccio, diventa sempre peggio, la devo fare, si, devo” “Che cosa devi fare?” “Lo devo seppellire e devo necessariamente fargli un funerale, ma sai, è difficile, perché è morto da tanto ormai ed ora…dove lo metto, che messa devo fargli dire? Quello del mese, dell’anno..e poi…ma si devo farlo”

 

Ed inizio così.

 

Due giorni fa è arrivata una notizia che attendevo da un anno e mezzo, definirlo ennesimo miracolo è riduttivo, è qualcosa che mi impone di fare qualche altra cosa per riconoscenza, per saldare un debito, per ripagare la vita, per dovere, per obbligo, per onestà. E allora credo che sia giunto il momento di celebrare il tuo funerale, è arrivato il momento di farti morire, morire davvero questa volta, per sempre, non morire così tanto per dire, morire davvero, cessare di farti esistere dappertutto, dove sei sempre stato fino ad oggi, non hai più un ruolo, un senso, una sostanza ed un posto in questo mio mondo, che è fatto di tanti sottomondi, quello reale è solo una delle varie collocazioni che hai avuto, che ti ho dato, e poi quello letterario, quello ideale, quello fotografico, quello poetico….non esistevi da nessuna parte ed io ti ho fatto esistere in mille posti diversi, ognuno di questi meraviglioso. Ma oggi che non fai più parte di nessuno di questi mondi, il persistere nello scrivere di te appare come un modo per continuare a farti esistere, bene o male non importa, in ogni caso continui a vivere e questo non può più essere tollerabile. E che si dice di uno come te al suo funerale? Solitamente ai funerali non si dice mai la verità, pare che se uno lo seppellisci per quello che era, non so, pare “brutto”, come se la morte fosse una valida motivazione per cancellare tutto d’un botto il brutto di cui una persona era fatta o il brutto in cui ha vissuto o ha fatto vivere gli altri. E allora, siccome io, come sai, vado sempre controcorrente e non amo fare le “solite cose” che mi avrebbero consentito una migliore integrazione in questa società di “vie di mezzo”, allora sai che c’è? Ti faccio un funerale vero, dicendo a tutta la vasta platea intervenuta, perché pare fossi ancora giovane ed in buona salute, chi eri veramente in vita e chi continuerai a rimanere pure da morto, nell’aldilà, che siccome sta di là e non di qua non significa che non sia o non debba essere un logico e coerente proseguimento. Lo so, risulterò impopolare,  perché alle mosche che girano intorno alla merda non piace certo che qualcuno gli ricordi che….comunque vada ed in qualunque direzione girino, sempre intorno alla merda persistono e perdurano.

 

“Carissimi siamo qui riuniti oggi per dare l’ultimo saluto al caro amico scomparso prematuramente il 27 settembre, potremmo dire tante belle cose su di lui, se ce ne avesse dato modo, ma purtroppo o per fortuna dobbiamo riconoscergli il merito di essersi palesato piuttosto bene, soprattutto in punto di morte, quando prima di dare l’addio a questo mondo, ha saputo molto bene esprimere con i fatti e le parole, la sua vera natura di essere immondo, quale forse nessuno di noi veramente conosceva fino in fondo. Diamogli atto, in ogni caso, di aver voluto salutare questo mondo con estrema sincerità, senza mezzi termini e senza finzione, è apparso così com’era in tutta la sua indegna ed ignobile natura. E allora amici cari, la legge divina mi impone di celebrare ugualmente un funerale, anche se il caro estinto meriterebbe di essere dimenticato, presto, il più presto possibile, senza neppure una “indegna” sepoltura. Ma siate clementi anche voi, come lo sono io, e allora salutiamolo tutti insieme più o meno affettuosamente, presto di lui non ci ricorderemo più, delle sue malefatte, dei suoi raggiri, delle sue truffe, della sua pochezza d’animo e del suo squallore, non conserva memoria nel cuore di nessuno chi non ha agito con bontà ed onestà, chi ha approfittato a man bassa, chi ha solo preso, chi ha illuso, chi ha fallito con l’intento di fallire, chi ha distratto gli altri dai loro nobili intenti per accaparrarsi solo qualche manciata in più, briciole di vacuità in un mondo di dannati intenti. E chissà in quali mani ora andrà la sua anima e chi avrà il compito di seguirlo di là, quello che noi possiamo dire, per dovere di onestà, è che di certo per noi tutti è stata una grande liberazione. Ed ora fratelli cari torniamo alle nostre case ed alle nostre famiglie, consapevoli noi tutti del grave pericolo che abbiamo scampato. In casi come questi, la procedura non impone nessuna preghiera a conforto del defunto. La messa è finita andate in pace. Amen”

 

 

 

E di lui non se ne sentì più parlare e nessuno versò lacrime. Era solo un uomo, un uomo di merda, un grandissimo uomo di merda.

 

“A cosa pensi?” “A te. Sempre. A me. Sempre. Che poi è la stessa cosa “

“Ma quanti occhi hai?” “Due!” “Giura!”

“Sembri la protagonista di un film” “Che film?” “D’amore”

“Guarda che non ti aspetto più... me ne sto andando.... ehm ... come non detto”

Dolce & Gabbana "inti i stritti i Cutrone"

Dolce & Gabbana

 

 

Leggo stamattina la seguente notizia: “Sabato 24 febbraio Dolce & Gabbana hanno illuminato la città di Milano con un show unico, la sfilata intitolata “Secret and Diamonds”, che ha portato in passerella alcune giovani ragazze di famiglie nobili inglesi….a far brillare ancora di più i nuovi capi Dolce & Gabbana il brand ha chiamato una serie di giovani donne di sangue blu a sfilare davanti a una selezionatissima audience” e a seguire pure i nomi delle preziose mannequin. E nuovamente davanti ai miei occhi si apre lo stesso scenario immaginato da anni ma che oggi più che mai prende sostanza e forma. Ragazze normali, di famiglie normali, gente comune, persone, esseri umani, realtà, vita di tutti i giorni, storia, cambiare la benedetta  o maledetta storia che ha stancato, fare una rivoluzione, cambiare, innovare, reagire, scendere tra la gente, lontano dalle passerelle e dai piedistalli, camminare in mezzo ai comuni mortali, quelli che la mattina si svegliano senza colazione a letto e sempre più spesso ormai, senza colazione. Non è impossibile, addirittura non è neppure difficile, significherebbe rendere partecipi le persone, quelle che vivono una vita senza lustrini, diamanti, brillanti, luccichii e milioni di cristalli su abiti e accessori. Questa estate ho trascorso qualche sera in giro per le strade della mia città, Crotone, così come questo inverno ho potuto apprezzare qualche piacevole serata tra la folla accalcata nei vicoli del centro storico, i famosi “stritti i Cutrone”. Quello che mi ha colpito era la presenza di ragazze, tantissime, bellissime, molto curate, preparate, alcune giovanissime che sembravano già donne. Belle, ma proprio belle, un viso perfetto, lineamenti morbidi e sensuali, capelli fluenti, bel fisico. Sguardi profondi, occhi ipnotici, passi sicuri. Mi guardavo intorno e mi rendevo conto di essere circondata da tanta bellezza tra sorrisi, abbracci, saluti, gioia e partecipazione, un clima di festa anche se festa non c’era ed anche se il Sud poco ha da festeggiare. E ancora donne più o meno della mia stessa età, 45/50 anni, bellissime, ma davvero bellissime, sarà stata anche la musica, il vino, gli sguardi degli uomini, incroci di occhi, di pensieri e di intenti, più o meno coincidenti, ma era tutto un bel guardare, era tutto un bel vedere, gambe lunghissime accavallate su sgabelli altissimi, gonne corte, spacchi impietosi, cappelli, seta scivolosa, bottoni sbottonati, reggiseni che si intravedono, trasparenze che fanno immaginare, punto vita leggermente scoperto, pantaloni strettissimi su fondo schiena in evidenza, polsi abbelliti, unghia smaltate, sopracciglia scolpite, taglio alla moda, trucco secondo le ultime tendenze. Donne femmine, non c’è dubbio, donne che vogliono fare le femmine e che di fottere il posto agli uomini non ci pensano minimamente, al Sud funziona ancora cosi, saremo pure indietro anni luce, ma le femmine sono femmine e gli uomini fanno gli uomini. E questa cosa ci piace tanto. E allora le vedi, arrivare da sole, in gruppo, con le amiche, con i compagni, al venerdi sera al Caffè Italia, spesso le intravedi dalle vetrate sedute ai tavoli di Joseph, passeggiano sul corso, sul lungomare, “inti i stritti i Cutrone”, sono belle bellissime, belle femmine che profumano di femmine. E allora la mia intuizione che non mi sembra nulla di eccezionale, ma qualcosa di semplice, cosi semplice, da poter costituire la vera rivoluzione, perché l’esperienza mi ha insegnato che le più grandi rivoluzioni sono spesso nate da piccole intuizioni e da piccole visioni, essere visionaria è ormai la mia più importante attività, non mi richiede alcuno sforzo, ma mi ha fatto fare enormi passi avanti. Immagino Dolce & Gabbana, come altri stilisti, in mezzo alla gente, tra le strade di un luogo qualunque, in totale anonimato, senza rumore e senza scalpore, tanto la gente si sa ormai è talmente concentrata su se stessa e sull’iphone che di accorgersi di cosa gli accade intorno e soprattutto di chi ci sia intorno, è cosa assai difficile e rara. Che il mondo della moda scenda in mezzo al mondo degli umani e osservi, ci sono donne di straordinaria bellezza che muovono passi da vere professioniste pur avendo i piedi in scarpe da mercatino ed il corpo in abiti acquistati ai saldi in un negozio di una via qualunque in una città qualunque tra gente qualunque, in un normale pomeriggio di un dato mese di un certo anno. Sono figlie di impiegati e di blu a volte hanno il colore degli occhi, a volte neppure quello, sono donne, mamme che arrancano per arrivare a fine mese, si distruggono dalle sei del mattino all’una di notte, di blu non hanno pressoché nulla, a volte qualche livido da qualche parte del corpo o in qualche angolo dell’anima. E sono femmine che ad immaginarle con indosso tutti quei lustrini e cristalli sarebbe proprio bello, ed oggi che la più grande violenza è l’emarginazione, la frustrazione, l’umiliazione di tutte queste donne che si sentono sole, abbandonate sempre più spesso da compagni, mariti, dalla società, sarebbe bello riconoscergli il merito di essere riuscite a mantenere, nonostante tutto, la loro bellezza del sentirsi, nonostante tutto, ancora femmine, ma femmine vere, con quella passione che contamina e contagia l’universo intero e di cui tutto e tutti ne beneficiano, perché cambia il panorama quando a muoversi è una femmina, una bella femmina. Ed a tutte queste associazioni che urlano alla difesa delle donne, che lottano contro la violenza sulle donne, io dico solo, partiamo da un altro presupposto, non fotografiamole pallide, smunte, consumate, distrutte, finite, annientate dal dolore e dalla sottomissione di un sistema in cui loro non sono nulla e non rappresentano nulla, ma facciamole ridere, una doccia, un colpo di asciugacapelli, un filo di rossetto e via…..eccole le femmine, le femmine vere che se sfilassero su una passerella saprebbero rivoluzionare questo mondo della moda giunto veramente alla fine, patetico e noioso, privo totalmente di idee e di sana prospettiva, senza un futuro, costretto per avere qualche riga sui giornali a far sfilare teste mozzate sotto le braccia anoressiche di modelle inespressive e depresse, private di cibo e di ossigeno, perché a volte danno proprio l’impressione di non riuscire nemmeno a respirare. E allora facciamogli la respirazione bocca a bocca a questa moda in fin di vita. Stilisti intelligenti, scendete per strada, vi aspetto “inti i stritti i Cutrone” per farvi conoscere le femmine vere, le femmine belle.

 

Le donne nel pozzo

Maria, Iris, Giovanna e Chiara

Avrò avuto vent’anni quando mi trovai per caso e per fortuna a leggere lo scambio epistolare tra due immense scrittrici, Natalia Ginzburg e Alba de Cèspedes. Cambiò la mia vita per sempre. Amai ciò che lessi oltre misura. Anni dopo consegnai la lettura a mia figlia Chiara. Quindici anni dopo la consegno a Maria ed Iris. Quattro donne. Quattro universi. Un solo mondo. 

Natalia Ginzburg

Discorso sulle donne di Natalia Ginzburg

L’altro giorno m’è capitato fra le mani un articolo che avevo scritto subito dopo la liberazione e ci sono rimasta un po’ male. Era piuttosto stupido: quel mio articolo parlava delle donne in genere, e diceva delle cose che si sanno, diceva che le donne non sono poi tanto peggio degli uomini e possono fare anche loro qualcosa di buono se ci si mettono, se la società le aiuta, e così via. Ma era stupido perché non mi curavo di vedere come le donne erano davvero: le donne di cui parlavo allora erano donne inventate, niente affatto simili a me o alle donne che m’è successo di incontrare nella mia vita; così come ne parlavo pareva facilissimo tirarle fuori dalla schiavitù e farne degli esseri liberi. E invece avevo tralasciato di dire una cosa molto importante: che le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne.

Le donne spesso si vergognano d’avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante (…) M’è successo di scoprire proprio nelle donne più energiche e sprezzanti qualcosa che mi indiceva a commiserarle e che capivo molto bene perché ho anch’io la stessa sofferenza da tanti anni e soltanto da poco tempo ho capito che proviene dal fatto che sono una donna e che mi sarà difficile liberarmene mai.

Ho conosciuto moltissime donne, donne tranquille e donne non tranquille, ma nel pozzo ci cascano anche le donne tranquille: tutte cascano nel pozzo ogni tanto. Ho conosciuto donne che si trovano molto brutte e donne che si trovano molto belle, donne che riescono a girare i paesi e donne che non ci riescono, donne che hanno mal di testa ogni tanto e donne che non hanno mai mal di testa, donne che hanno tanti bei fazzoletti e donne che non hanno mai fazzoletti o se li hanno li perdono, donne che hanno paura d’essere troppo grasse e donne che hanno paura d’essere troppo magre, donne che zappano tutto il giorno in un campo e donne che spezzano la legna sul ginocchio e accendono il fuoco e fanno la polenta e cullano il bambino e lo allattano e donne che s’annoiano a morte e frequentano corsi di storia delle religioni e donne che s’annoiano a morte e portano il cane a passeggio e donne che s’annoiano a morte e tormentano chi hanno sottomano, e donne che escono il mattino con le mani viola dal freddo e una sciarpetta intorno al collo e donne che escono al mattino muovendo il sedere e specchiandosi nelle vetrine e donne che hanno perso l’impiego e si siedono a mangiare un panino su una panchina del giardino della stazione e donne che sono state piantate da un uomo e si siedono su una panchina del giardino della stazione e s’incipriano un po’ la faccia.

Ho conosciuto moltissime donne, e adesso sono certa di trovare in loro dopo un poco qualcosa che è degno di commiserazione, un guaio tenuto più o meno segreto, più o meno grosso: la tendenza a cascare nel pozzo e trovarci una possibilità di sofferenza sconfinata che gli uomini non conoscono forse perché sono più forti di salute o più in gamba a dimenticare se stessi e a identificarsi con lavoro che fanno, più sicuri di sé e più padroni del proprio corpo e della propria vita e più liberi. Le donne incominciano nell’adolescenza a soffrire e a piangere in segreto nelle loro stanze, piangono per via del loro naso o della loro bocca o di qualche parte del loro corpo che trovano che non va bene , o piangono perché pensano che nessuno le amerà mai o piangono perché hanno paura di essere stupide o perché hanno pochi vestiti; queste sono le ragioni che danno a loro stesse ma sono in fondo solo dei pretesti e in verità piangono perché sono cascate nel pozzo e capiscono che ci cascheranno spesso nella loro vita e questo renderà loro difficile combinare qualcosa di serio.

Le donne pensano molto a loro stesse e ci pensano in modo doloroso e febbrile che è sconosciuto a un uomo. Le donne hanno dei figli, e quando hanno il primo bambino comincia in loro una specie di tristezza che è fatta di fatica e di paura e c’è sempre anche nelle donne più sane e tranquille. E’ la paura che il bambino si ammali o è la paura di non avere denaro abbastanza per comprare tutto quello che serve al bambino, o è la paura d’avere il latte troppo grasso o d’avere il latte troppo liquido, è il senso di non poter più girare tanto i paesi se prima si faceva o è il senso di non potersi più occupare di politica o è il senso di non poter più scrivere o di non poter più dipingere come prima o di non poter più fare delle ascensioni in montagna per via del bambino, è il senso di non poter disporre della propria vita , è l’affanno di doversi difendere dalla malattia e dalla morte perché la salute e la vita della donna è necessaria al suo bambino.(…) Le donne sono una stirpe disgraziata e infelice con tanti secoli di schiavitu sulle spalle e quello che dovono fare è difendersi dalla loro malsana abitudine di cascare nel pozzo ogni tanto, perchè un essere libero non casca quasi mai nel pozzo e non pensa così sempre a se stesso ma si occupa di tutte le cose importanti e serie che ci sono al mondo e si occupa di se stesso soltanto per sforzarsi di essere ogni giorno più libero. così devo imparare a fare anch’io per la prima perchè se no certo non potrò combinare niente di serio e il mondo non andrà mai avanti bene finchè sarà così popolato d’una schiera di esseri non liberi.

Alba de Cèspedes

Alba De Cèspedes - Lettera a Natalia Ginzburg

 

Mia carissima, voglio scriverti due parole appena finito di leggere il tuo articolo. E’ così bello e sincero che ogni donna, specchiandosi in esso, sente i brividi gelati nella schiena. Tuttavia, per un momento, avevo pensato di non pubblicarlo, temendo di commettere un’indiscrezione verso le donne nel rivelare questo loro segreto. Inoltre pensavo che gli uomini lo avrebbero letto distrattamente, o con la loro vena d’ironia, senza intuire l’accorata disperazione e il disperato vigore che è nelle tue parole, e avrebbero avuto una ragione di più per non capire le donne e spengerle ancora più spesso nel pozzo. Ma poi ho pensato che gli uomini dovrebbero infine tentare di capire tutti i problemi delle donne; come noi, da secoli, siamo sempre disposte a cercare di capire il loro. Ti dirò che nel pubblicare il tuo “discorso” ho dovuto vincere un senso istintivo di pudore: lo stesso, certo, che tu avrai dovuto vincere nello scriverlo. Poiché anch’io, come tutte le donne, ho grande e antica pratica  di pozzi: mi accade spesso di cadervi e vi cado proprio di schianto, appunto perché tutti credono che io sia una donna forte e io stessa, quando sono fuori dal pozzo, lo credo.

Ma – al contrario di te- io credo che questi pozzi siano la nostra forza. Poiché ogni volta che cadiamo in un pozzo noi scendiamo alle più profonde radici del nostro essere umano, e nel riaffiorare portiamo in noi esperienze tali che ci permettono tutto quello che gli uomini- i quali non cadono mai nel pozzo- non comprenderanno mai.

Nel pozzo sono pure le più dolorose e sublimi verità dell’amore, anzi, sono nel fondo più profondo di ogni pozzo, ma le donne, tutte le donne delle quali tu parli, vi crollano dentro così pesantemente da riuscire a toccarle.  E noi siamo spesso infelici in amore appunto perché vorremmo trovare un uomo che anche lui cadesse qualche volta nel pozzo e, tornando su, sapesse quello che noi sappiamo. Questo è impossibile, vero, cara Natalia?, e perciò è impossibile per noi veramente essere felici in amore. Ma quando si cade nel pozzo si sa anche che essere felici non è poi molto importante: è importante sapere tutto quello che si sa quando si viene su dal pozzo.

Del resto- tu non lo dici ma certo lo pensi- sono sempre gli uomini a spingerci nel pozzo;magari senza volerlo. Ti è mai accaduto di cadere nel pozzo a causa di una donna? Escludi naturalmente le donne che potrebbero farci soffrire a causa di un uomo, e vedrai che, se vuoi essere sincera, devi rispondere di no. Le donne possono farci cadere nell’ira, nella cattiveria, nell’invidia, ma non potranno mai farci cadere nel pozzo. Anzi, poiché quando siamo nel pozzo noi accogliamo tutta la sofferenza, che è fatta, prevalentemente, dalla sofferenza delle donne, siamo benevole con loro, comprensive, affettuose. Ogni donna è pronta ad accogliere e consolare un’altra donna che è caduta nel pozzo: anche se è una nemica. E gli uomini non solo ignorano l’esistenza di questi pozzi, e  tutto ciò che si impara quando si cade in essi, ma ignorano anche d’esser proprio loro a spingervi le donne con tanta spietata innocenza.

Vedi, cara Natalia, proprio a proposito di questi pozzi io ho tanto insistito perché Maria Bassino, uno dei maggiori penalisti italiani, difendesse il diritto delle donne ad essere magistrati. Perché spesso è proprio nel fondo del pozzo che le donne uccidono, rubano, compiono insomma tutti quei gesti che le umiliano, soprattutto perché sono contrari al naturale rispetto che ogni donna deve a se stessa.

Anche  i magistrati ignorano tutto ciò, perché i magistrati – appunto- sono uomini. E non giusto che le donne siano giudicate soltanto da chi non conosce come esse sono veramente, e perché agiscano in un modo piuttosto che in un altro, mentre gli uomini sono sempre giudicati da coloro che, per essere della loro stessa natura, sono i più adatti ad intenderli.

Chi scende nel pozzo conosce la pietà. E come si può vivere, agire, governare con giustizia senza conoscere la pietà?

Tu dici che le donne non sono esseri liberi : e io credo invece che debbano soltanto acquisire la consapevolezza delle virtù di quel pozzo e diffondere la luce delle esperienze fatte al fondo di esso, le quali costituiscono il fondamento di quella solidarietà, oggi segreta e istintiva, domani consapevole e palese. Che si forma fra le donne anche sconosciute l’una all’altra. Del resto essere liberi dal dolore, dalla miseria umana, è veramente un privilegio? La superiorità  per una donna è proprio nella possibilità di finire su una panchina, come tu dici, in un giardino pubblico, anche se è ricca, anche se scrive o dipinge, anche se ha occhi belli, gambe belle, bocca bellissima. Anche se ha vent’anni. Perché neppure la gioventù dà alla donna la sicurezza che tanto spesso possiedono gli uomini, e che è solo ignoranza della reale condizione umana.

Scusa, mia cara, questa lunga lettera. Ma volevo dirti che, a parer mio, le donne sono esseri liberi. E, tra l’altro, volontariamente accettano di essere spinte nel pozzo; delle sofferenze che esse patiscono nel pozzo vorrei parlarti a lungo, perché tutte le sofferenze sono nella vita delle donne; ma allora, per essere perfettamente onesta, dovrei anche parlarti di tutte le gioie che esse trovano in loro.

E di questo non posso parlarti oggi perché mi  trovo- come spesso- nel pozzo.

Ti abbraccio, cara.

Alba de Cèspedes

L'équipe: Il cardiologo, l'ortopedico e l'astronauta.

 

CON DUE GAMBE O CON UNA? ALTERNATIVA AL CAMMINARE ….E’ POTER VOLARE di Giovanna La Vecchia

 

E si torna al solito vecchio discorso, ma proprio tanto vecchio, l’errore di dare tante cose per scontate. Eh si, eh già, si dice, si scrive, si parla, si fanno sermoni e discorsi da ogni tipo di pulpito, ma inevitabilmente si ricade sempre nello stesso vecchio e stupido errore. Un esempio banale: CAMMINARE SU DUE GAMBE. Un’affermazione apparentemente priva di senso, di gambe ne abbiamo due, da un po’ di tempo, ormai, mi pare sia assodato che ci siamo messi in posizione eretta e quindi se la logica non mi inganna, in piedi e su due gambe, si cammina….o no? Si, si, si, discorso che non fa una piega, tranne che nel momento in cui cadi e non riesci più a rimetterti in piedi, perché proprio non ce la fai, il fisico ha ceduto anche quando e laddove la mente cercava di fare di tutto di più per tener duro, svolgendo anche il lavoro del corpo, dell’anima e del cuore. Ma poi accade che di rimetterti in piedi, dritta, in posizione eretta proprio non se ne parla e allora…iniziano le riflessioni in posizione orizzontale guardando il soffitto. Non è nulla certo, nulla dovuto, nulla scontato, vale per ogni cosa nella vita anche e addirittura per le due gambe che abbiamo, per le due braccia, per due orecchie, due occhi, una bocca, un naso, due mani e due piedi e….se non erro un cuore. Non mi ero mai trovata prima d’ora senza l’uso di una delle due gambe, tranne per un breve momento durante il parto cesareo alla nascita di Maria, un’anestesia spinale mi aveva resa priva dell’uso temporaneo di entrambe le gambe, mai sensazione più atroce avevo provato in vita mia, tant’è che giurai a me stessa che mai avrei permesso a nessuno di rendermi simile ad un vegetale neppure temporaneamente e per un evento che avrebbe dovuto essere uno tra i più belli della mia vita. A distanza di appena e soli 18 mesi dalla nascita di Maria venne al mondo Iris, ovviamente, con parto naturale, senza alcun tipo di anestesia ed alla bella età di quasi 41 anni. Sentirsi nell’impossibilità, anche temporanea, di poter svolgere le tue cose ovvie, banali, scontate, quotidiane, non è roba da poco, occorrono stomaci forti e collaudati, menti ben lubrificate e quel solito cuore, che sempre se non erro, dovrebbe essere UNO. Ma inutile a dirsi, noi siamo geneticamente programmati dalla nascita o meglio ancora dal concepimento, a ripetere sempre gli stessi errori, ed ecco allora che le due gambe sono un DIRITTO di cui nessuno ci può di certo privare. Ma poi accade che, diritto o non diritto, le due gambe non reggono più e allora, la vista orizzontale ed il soffitto….per forza, e a tu per tu con te stesso, due conti proprio te li devi fare. Diamo tutto per scontato perché siamo arroganti, presuntuosi, schifosamente egoisti, menefreghisti, illusi, in una sola parola…poveracci. Le cose accadono agli altri e ai figli degli altri, alle altre famiglie, nelle altre città, sul posto di lavoro degli altri, in macchina, agli altri, nei locali, agli altri, dentro ai letti….degli altri. Ed è così che diamo per scontato anche l’amore, come fosse naturale credere alle parole che vengono dette ed alle promesse che vengono fatte, agli occhi che ti guardano e alle mani che ti toccano e ti stringono in abbracci che sembrano volerti dire “non ti lascerò mai”, appunto sembrano volerti dire ma poi, vai a scoprire che eri tu che avevi frainteso, mal interpretato, confuso, sopravvalutato, idealizzato…ma poi sarà andata veramente cosi? A volte credo di avere qualche certezza, alla mia età forse me lo posso permettere, e così come dico che abbiamo due gambe e camminiamo in posizione eretta ormai da un po’ di tempo, cosi penso di essere in grado di riconoscere certi abbracci che ti dicono, e dicono solo quello, “non ti lascerò mai”. E mi domando cosa ci sia di sbagliato nel credere ancor prima che alle parole, ad un certo tipo di emozioni molto più eloquenti di un po’ di vocali e consonanti messe in un ordine apparentemente sensato. Ma ho imparato alla mia età a dover necessariamente accettare che anche le certezze più certezze di ogni tipo di certezza (del tipo che mi chiamo Giovanna Carmela La Vecchia e sono nata a Crotone l’11 gennaio 1969), hanno un margine di “incertezza” che devi mettere in conto altrimenti rischi di ritrovarti a dover fare i conti con la posizione orizzontale ed il soffitto anche se non ti sei fratturata una gamba, ma peggio perché lo strazio ed il dolore sono più devastanti di un osso rotto, che il cuore quando lo spezzi poi non è proprio facile da rimettere insieme, che il cardiologo non è proprio lo stesso mestiere dell’ortopedico e comunque per certi cuori spezzati non basta neppure il cardiologo, ci vuole un altro mestiere e ben altra specializzazione. Io ho scelto il mio cardiologo di fiducia, in realtà si tratta di una équipe, molto in gamba, sono tre donne, anche simpatiche e comunque molto ben preparate, sanno fanno bene il loro lavoro, lo svolgono con puntualità, precisione e professionalità, costi contenuti, senza fattura ovviamente, ma vabbè mica si può avere tutto dalla vita, tra l’altro due dell’equipe sono anche molto vicine come sede, la terza un po’ distante ma più o meno a cadenze prefissate raggiunge le altre due per un consulto almeno mensile. Sono stata fortunata, sono una donna molto fortunata, perché alla posizione orizzontale vista soffitto, ho scelto di mettermi nelle mani di questa straordinaria équipe di professionisti, so di aver fatto la scelta giusta, anche se in ritardo, ma….per salvarsi tutto vale e tutto conta, ed oggi so che dare per scontato anche l’amore non da più valore all’amore, che avere due gambe per camminare non sempre ti permette di farlo su entrambe e con equilibrio e maestria, cosi come so che due occhi sanno anche mentire e le parole se le porta via il vento, e due orecchie non sempre servono ad ascoltare se il cuore non è predisposto ad ascoltare un altro tipo di dialogo. E so che la vita ti può mettere davanti a progetti terribili che tu scambi per ….futuro. Ma si, ma va bene cosi, alla fine di tutto mi rimane la fortuna della mia equipe di straordinari professionisti, so che ce la faranno e ce la faremo, tre donne in gamba, la mia equipe si chiama FAMIGLIA, le mie tre figlie, cardiologo, ortopedico e astronauta. A che serve un’astronauta in una équipe di medici? Serve moltissimo. Ti aiuta a vedere tutti gli altri mondi possibili, distanti dal tuo ma non impossibili da raggiungere. Perché se è pur vero che con una gamba non si riesce a camminare, è altrettanto vero che in alternativa al camminare, c’è sempre la meravigliosa possibilità di volare. By Giovanna La Vecchia

 

“Quali sono le cose che non facevi, le sensazioni che non provavi, e di cui ti sei resa conto solo quando sei andata via?” “Dirò una cosa banale: il vento sul collo. Solo quando lo provi per la prima volta capisci cosa non avvertivi. È una sensazione particolare”. Era proprio questa la sensazione che non sentivo più senza rendermi conto di non avere neppure il foulard al collo che potesse impedirlo... era di tutt’altra origine e natura l’impedimento. Era come ci fosse una enorme mano sul collo o forse due addirittura potevano essere più di due, dieci venti, tante mani ad impedirmi di sentire il vento sul collo, ad impedire di sentirmi viva in un mondo di vivi in una terra di vivi. Neda Shafiee Moghaddam un’artista iraniana a Roma. Nelle sue opere tante donne senza identità....

www.sdiario.com...nuove e piacevoli prospettive

www.sdiario.com....di storia in storia si costruisce la vita e la trama è sempre e solo nelle nostre mani, tra le nostre dita

Le donne di Miki Degni dipinte col vino: un Nebbiolo o un Nero d’Avola per raccontare la nostra storia

Gocce preziose al posto dei colori: Miki Degni racconta cosi l’universo femminile

Miki Degni

Miki Degni

Miki Degni

Miki Degni

Miki Degni

San Valentino

 

Amare qualcuno

Coscienti che proteggerlo

È l’unico modo che abbiamo 

Per renderlo felice

E Pur consumandoci

in un’angoscia profonda

E carichi

di una preoccupazione ingestibile

Sappiamo 

Che non avremmo altro modo di vivere che questo

E stanchi nel pensiero e nelle ossa

Ci trasciniamo nella vita più bella

Che finanche qualcuno ci invidia

Perché l’amore è saper esistere

Nella vita dell’altro

Con pochi strumenti e disarmati

Con una pallottola nel cuore

Ed una ferita nell’anima

Wilton White - New York

Paolo Cazzella

Paolo Cazzella

Paolo Cazzella: il pittore delle donne.

Grazie e benvenuto...felice di averti con noi.

ASSOCIAZIONE "RACCONTAMI DI ME" La Tua Vita, La Mia Storia. Una grande famiglia per raccontare le donne...

Presente!!!

 “Noi due siamo uguali, come davanti ad uno specchio, la tua vita diventa la mia storia, la mia storia racconta la tua vita e la mia e quella di altre dieci, cento, mille e mille e mille altre donne che hanno considerato la loro difficoltà un'opportunità e non una sconfitta”. Nasce l’associazione “Raccontami di me” – SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO, dall’idea di una mamma, professionista, casalinga, cuoca, compagna, amica, studentessa, scrittore, giornalista e altro altro altro altro di quasi 49 anni, tre figlie, una casa, tanti progetti, impegni e sogni, una borsa sempre piena ed una valigia sempre pronta davanti all'ingresso. Una sera qualunque mentre a piedi nudi, in maglietta, spettinata e struccata, stanca ed influenzata gira per casa, si imbatte in uno specchio nel corridoio e si sorprende, si entusiasma, si commuove. Inizia un lungo dialogo con se stessa fatto di però, mah, chissà, tutto sommato, eh, se...Nonostante tutto ha una straordinaria luce negli occhi ed un volto da bambina, perchè se l'ingenuità a 50 anni si paga, l'ingenuità a 50 anni illumina il mondo. 

Il progetto ha l’intento di coinvolgere donne over 50 per tirare fuori tutta la loro sana bellezza, senza trucco, senza inganno e senza affanno, appunto, donne che hanno qualcosa da dire con i loro occhi, i loro pensieri, una bella mente, una vita serena non perchè priva di problemi ma perchè sanno come affrontare la vita, con il sorriso e la speranza, mamme, mogli, compagne, professioniste, casalinghe. Non è necessario avere un fisico da modella, bisogna avere spessore, sostanza e profondità, bisogna che la loro vita, attraverso la fotografia e l’arte in generale, comunichi questa magia di donne belle, sane, vere e forti. Perchè la bellezza è altra cosa rispetto agli stereotipi che ci vogliono imporre, immagini ritoccate, donne magrissime, spesso inespressive, senza storia, senza un passato e senza un futuro, figuriamoci il presente. I book verranno organizzati, dopo un primo incontro, da fotografi professionisti (tra i quali Wilton White e Rosy Sinicropi) che si impegneranno a far emergere la vera, più intima e profonda espressività, senza ritocchi, tecniche particolari, filtri speciali, semplicemente utilizzando giochi di colore. La campagna pubblicitaria ha il nome di SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO...Style for love Your dream is my job. 

La redazione curerà con grande attenzione ogni aspetto legato alla sensibilizzazione e promozione delle immagini più rappresentative presso le più note case di moda e di cosmesi, al fine di diffondere il messaggio che è alla base del progetto: la bellezza nasce da un approccio alla vita fatto di equilibrio ed armonia, che non sempre e comunque corrisponde ad un perfetto equilibrio di numeri e forme. Una grazia con temperamento, un accordo, un concerto, una sintonia tra ogni donna ed il suo ambiente. Perché spesso, troppo spesso, si è veramente belli, senza saperlo, senza consapevolezza e senza palcoscenico, semplicemente nell’ordinarietà delle piccole cose quotidiane, perché a noi piace essere  normali, belle e normali 

Ognuna si racconterà a modo suo, con un racconto, una frase, una poesia, una canzone, un video, un commento, un  brano musicale o più semplicemente con una foto. I testi scritti direttamente dalle interessate, verranno revisionati da Giovanna La Vecchia e Maurizio Gregorini e di ogni storia ne verrà tratto un racconto, anche in anonimato se richiesto. Tutte le storie confluiranno in un libro che verrà pubblicato con il titolo “Raccontami di me” – La tua vita, la mia storia. Alcuni testi brevi potranno essere trasformati in brani musicali a cura di Adriano Russo, musicista e compositore ed interpretati dall’attrice Alessandra De Rosario. Il pittore Paolo Cazzella racconterà, attraverso le sue opere, le donne dell’associazione nei vari momenti della loro vita, con i loro stati d’animo, la loro forza ed il loro coraggio. Si racconterà, in diverse forme, la storia delle donne per dare forma e vita a tutte quelle voci inascoltate ed ignorate.

Perchè quello che alle donne non hanno voluto insegnare è che non c’è nulla di più importante della libertà, perché quando c’è la massima libertà di scelta e di espressione in ogni gesto che quotidianamente si compie, allora le donne sanno essere belle come mai, anche spettinate, struccate, stanche, assonnate, influenzate. E allora esprimetevi come volete, come sapete, come pensate, via libera ad ogni cosa, “SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO non ha regole, né limiti, né scelte preconfezionate, semplicemente …siamo partite e non ci fermeremo né al primo, né al secondo, né al centesimo ostacolo” ha dichiarato Giovanna La Vecchia, fondatrice dell’associazione. “Non sarà facile questo cammino, ma di certo sarà straordinario. Una pazzesca avventura che ho fortemente voluto, al di là di ogni “saggio” consiglio di chi ha paura del fallimento. Ognuna di noi è quasi sempre, e contemporaneamente, una madre, donna, compagna, moglie, professionista, casalinga, amica, collega, cuoca…e spesso, riesce anche bene in ognuna di queste cose, contemporaneamente. E allora possiamo noi temere il fallimento? Lanciamoci e divertiamoci, che la vita non è altro che un meraviglioso caos di equilibri e anomalie, che spesso, molto spesso, non abbiamo nessuna voglia di “riparare”. Siamo belle così…e questo non ce lo hanno insegnato, ma noi lo abbiamo imparato da sole e spesso, molto spesso, a nostre spese. Paghiamo il conto. Da sole. Belle come mai”.  Tra fotografia, teatro, scrittura, poesia, musica, ballo, buon cibo ed ottimo vino, si terranno incontri settimanali, presso la sede dell’associazione, di donne coraggiose per raccontare la straordinaria avventura della vita.

 

Per info: GIOVANNA LA VECCHIA Via Ravredo 1 - 6946 Ponte Capriasca - Lugano - Svizzera tel. 0041767193912 - 00393388579138 EMAIL giovannalavecchia@gmail.com

www.giovannalavecchia.simplesite.com, www.raccontamidime.it, www.1naradio.wordpress.com

 

Pagine Facebook:

 

Giovanna La Vecchia, scrittore  e giornalista - Lugano

 

Maurizio Gregorini, scrittore e giornalista - Roma

 

Wilton White, fotografo - New York

 

Rosy Sinicropi, fotografa - Novara

 

Paolo Cazzella, pittore - Roma

 

Adriano Russo, musicista e compositore -  Roma

 

Alessandra De Rosario, attrice e autrice - Roma

 

Riccardo Montorfano, website design  - Lugano 

 

 

 

Wilton White: il fotografo delle donne

 

Un incontro casuale in Giamaica con mia figlia Chiara, uno straordinario book fotografico a New York, una giornata indimenticabile in giro per la città dei sogni, come la chiama lui, strade, angoli, quartieri, pub, locali, tutto con estrema semplicità e naturalezza, capelli sciolti, un filo di trucco ed un mondo di sorrisi, sotto un cielo che non si può dimenticare, mai. Una collaborazione, per ora a distanza, preziosa, con uno dei più grandi professionisti della fotografia. E’ lui, Wilton White, il fotografo delle donne, come amo definirlo io, un uomo che sa catturare gli istanti più intimi e belli per trasformarli in arte. Donne, tante, tutte, per strada o impegnate nel loro lavoro, donne, illuminate dai suoi scatti e dalla sua infinita pazienza. E’ meraviglioso essere donna, cosi, sotto gli occhi di un uomo che sa comprendere, sempre. Grazie Wilton, da tutte noi.

 

Wilton White...il fotografo delle donne.

Wilton White

Ipotesi

❤❤❤SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO

nasce dall'idea di una mamma, professionista, casalinga, cuoca, compagna, amica, studentessa, scrittore, giornalista e altro altro altro altro di quasi 49 anni, tre figlie, una casa, tanti progetti, impegni e sogni, una borsa sempre piena ed una valigia sempre pronta davanti all'ingresso. Una sera qualunque mentre a piedi nudi, in maglietta, spettinata e struccata, stanca ed influenzata gira per casa, si imbatte in uno specchio nel corridoio e si sorprende, si entusiasma, si commuove. Inizia un lungo dialogo con se stessa fatto di però, mah, chissà, tutto sommato, eh, se...Nonostante tutto ha una straordinaria luce negli occhi ed un volto da bambina, perchè se l'ingenuità a 50 anni si paga, l'ingenuità a 50 anni illumina il mondo.

Prove. Pace e silenzio e coraggio. E cosi sia. Amen

 

Nasce cosi il progetto SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO con l'intento di coinvolgere donne over 50 per tirare fuori tutta la loro sana bellezza, senza trucco, senza inganno e senza affanno, appunto, senza ritocchi, donne che hanno qualcosa da dire con i loro occhi, con i loro pensieri, con una bella mente, con una vita serena non perchè priva di problemi ma perchè sono donne che sanno come affrontare la vita, con il sorriso e la speranza, mamme, mogli, compagne, professioniste, casalinghe. Non è necessario avere un fisico da modella, bisogna avere spessore, sostanza e profondità, bisogna che la loro vita, attraverso la fotografia, comunichi questa magia di donne belle, sane, vere e forti. Perchè la bellezza è altra cosa rispetto agli stereotipi che ci vogliono imporre, immagini ritoccate, donne magrissime, spesso inespressive, senza storia, senza un passato e senza un futuro, figuriamoci il presente. I book verranno organizzati, dopo un primo incontro, da fotografi professionisti che si impegneranno a far emergere la vera, più intima e profonda espressività, senza ritocchi, tecniche particolari, filtri speciali, semplicemente utilizzando giochi di colore. La campagna pubblicitaria ha il nome di SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO...Style for love ❤Your dream is my job.

La redazione curerà con grande attenzione ogni aspetto legato alla sensibilizzazione e promozione delle immagini più rappresentative presso le più note case di moda e di cosmesi, al fine di diffondere il messaggio che è alla base del progetto: la bellezza nasce da un approccio alla vita fatto di equilibrio ed armonia, che non sempre e comunque corrisponde ad un perfetto equilibrio di numeri e forme. Una grazia con temperamento, un accordo, un concerto, una sintonia tra ogni donna ed il suo ambiente. Perché spesso, troppo spesso, si è veramente belli, senza saperlo, senza consapevolezza e senza palcoscenico, semplicemente nell’ordinarietà delle piccole cose quotidiane, perché a noi piace essere  normali, belle e normali.

 

Ognuna si racconterà a modo suo, con un racconto, una frase, una poesia, una canzone, un video, un commento, un  brano musicale o semplicemente con una foto. Perchè quello che a noi  donne non hanno voluto insegnare è che non c’è nulla di più importante della libertà, perché quando adoperiamo la massima libertà di scelta e di espressione in ogni gesto che quotidianamente compiamo, lì sappiamo essere belle come mai, anche spettinate, struccate, stanche, assonnate, influenzate. E allora esprimiamoci come vogliamo, come sappiamo, come pensiamo, via libera ad ogni cosa, SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO non ha regole, né limiti, né scelte preconfezionate, semplicemente …siamo partite e non ci fermeremo né al primo, né al secondo, né al centesimo ostacolo. Non sarà facile questo cammino, ma di certo sarà straordinario. Una pazzesca avventura che ho fortemente voluto, al di là di ogni “saggio” consiglio di chi ha paura del fallimento. Ognuna di noi è quasi sempre, e contemporaneamente, una madre, donna, compagna, moglie, professionista, casalinga, amica, collega, cuoca…e spesso, riesce anche bene in ognuna di queste cose, contemporaneamente. E allora possiamo noi temere il fallimento? Lanciamoci e divertiamoci, che la vita non è altro che un meraviglioso caos di equilibri e anomalie, che spesso, molto spesso, non abbiamo nessuna voglia di “riparare”. Siamo belle così…e questo non ce lo hanno insegnato, ma noi lo abbiamo imparato da sole e spesso, molto spesso, a nostre spese. Paghiamo il conto. Da sole. Belle come mai.  

 

 

 

Per info: GIOVANNA LA VECCHIA Via Ravredo 1 - 6946 Ponte Capriasca - Lugano - Svizzera tel. 0041767193912 - 00393388579138 EMAIL giovannalavecchia@gmail.com

Lui: "Io manco pagandole le femmine avrei ottenuto quello che ha ottenuto lui, ma come hai fatto ad essere così deficiente?"Lei: "L'amore"Lui: "Ma l'hai fatto un bel foglio excel di quanto t'è costata sta cosa che chiami....come la chiami?"Lei: "L'amore"Lui: "E brava, brava e mo magnate l'amore e ai tuoi figli daglie da magna l'amore.....cretina"Lei: "E' esattamente quello che sto facendo...."

Associazione “Raccontami di me” La tua vita la mia storia... SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO

ASSOCIAZIONE “RACCONTAMI DI ME” – SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO – La tua vita, la mia storia.

 


“Noi due siamo uguali, come davanti ad uno specchio, la tua vita diventa la mia storia, la mia storia racconta la tua vita e la mia e quella di altre dieci, cento, mille e mille e mille altre donne che hanno considerato la loro difficoltà un'opportunità e non una sconfitta”. Nasce in Ticino l’associazione “Raccontami di me” – SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO, dall’idea di una mamma, professionista, casalinga, cuoca, compagna, amica, studentessa, scrittore, giornalista e altro altro altro altro di quasi 49 anni, tre figlie, una casa, tanti progetti, impegni e sogni, una borsa sempre piena ed una valigia sempre pronta davanti all'ingresso. Una sera qualunque mentre a piedi nudi, in maglietta, spettinata e struccata, stanca ed influenzata gira per casa, si imbatte in uno specchio nel corridoio e si sorprende, si entusiasma, si commuove. Inizia un lungo dialogo con se stessa fatto di però, mah, chissà, tutto sommato, eh, se...Nonostante tutto ha una straordinaria luce negli occhi ed un volto da bambina, perchè se l'ingenuità a 50 anni si paga, l'ingenuità a 50 anni illumina il mondo.

Il progetto ha l’intento di coinvolgere donne over 50 per tirare fuori tutta la loro sana bellezza, senza trucco, senza inganno e senza affanno, appunto, donne che hanno qualcosa da dire con i loro occhi, i loro pensieri, una bella mente, una vita serena non perchè priva di problemi ma perchè sanno come affrontare la vita, con il sorriso e la speranza, mamme, mogli, compagne, professioniste, casalinghe. Non è necessario avere un fisico da modella, bisogna avere spessore, sostanza e profondità, bisogna che la loro vita, attraverso la fotografia e l’arte in generale, comunichi questa magia di donne belle, sane, vere e forti. Perchè la bellezza è altra cosa rispetto agli stereotipi che ci vogliono imporre, immagini ritoccate, donne magrissime, spesso inespressive, senza storia, senza un passato e senza un futuro, figuriamoci il presente. I book verranno organizzati, dopo un primo incontro, da fotografi professionisti (tra i quali Wilton White e Rosy Sinicropi) che si impegneranno a far emergere la vera, più intima e profonda espressività, senza ritocchi, tecniche particolari, filtri speciali, semplicemente utilizzando giochi di colore. La campagna pubblicitaria ha il nome di SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO...Style for love Your dream is my job.

La redazione curerà con grande attenzione ogni aspetto legato alla sensibilizzazione e promozione delle immagini più rappresentative presso le più note case di moda e di cosmesi, al fine di diffondere il messaggio che è alla base del progetto: la bellezza nasce da un approccio alla vita fatto di equilibrio ed armonia, che non sempre e comunque corrisponde ad un perfetto equilibrio di numeri e forme. Una grazia con temperamento, un accordo, un concerto, una sintonia tra ogni donna ed il suo ambiente. Perché spesso, troppo spesso, si è veramente belli, senza saperlo, senza consapevolezza e senza palcoscenico, semplicemente nell’ordinarietà delle piccole cose quotidiane, perché a noi piace essere  normali, belle e normali.

 

Ognuna si racconterà a modo suo, con un racconto, una frase, una poesia, una canzone, un video, un commento, un  brano musicale o più semplicemente con una foto. I testi scritti direttamente dalle interessate, verranno da me revisionati e di ogni storia ne verrà tratto un racconto, anche in anonimato se richiesto. Tutte le storie confluiranno in un libro che verrà pubblicato con il titolo “Raccontami di me” – La tua vita, la mia storia. Alcuni testi brevi potranno essere trasformati in brani musicali a cura di Adriano Russo, musicista e compositore ed interpretati dall’attrice Alessandra De Rosario. Racconteremo, in diverse forme, la storia delle donne per dare forma e vita a tutte quelle voci inascoltate ed ignorate. 

Perchè quello che a noi  donne non hanno voluto insegnare è che non c’è nulla di più importante della libertà, perché quando adoperiamo la massima libertà di scelta e di espressione in ogni gesto che quotidianamente compiamo, lì sappiamo essere belle come mai, anche spettinate, struccate, stanche, assonnate, influenzate. E allora esprimiamoci come vogliamo, come sappiamo, come pensiamo, via libera ad ogni cosa, SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO non ha regole, né limiti, né scelte preconfezionate, semplicemente …siamo partite e non ci fermeremo né al primo, né al secondo, né al centesimo ostacolo. Non sarà facile questo cammino, ma di certo sarà straordinario. Una pazzesca avventura che ho fortemente voluto, al di là di ogni “saggio” consiglio di chi ha paura del fallimento. Ognuna di noi è quasi sempre, e contemporaneamente, una madre, donna, compagna, moglie, professionista, casalinga, amica, collega, cuoca…e spesso, riesce anche bene in ognuna di queste cose, contemporaneamente. E allora possiamo noi temere il fallimento? Lanciamoci e divertiamoci, che la vita non è altro che un meraviglioso caos di equilibri e anomalie, che spesso, molto spesso, non abbiamo nessuna voglia di “riparare”. Siamo belle così…e questo non ce lo hanno insegnato, ma noi lo abbiamo imparato da sole e spesso, molto spesso, a nostre spese. Paghiamo il conto. Da sole. Belle come mai.  Tra fotografia, teatro, scrittura, poesia, musica, ballo, buon cibo ed ottimo vino, si terranno incontri settimanali, presso la sede dell’associazione, di donne coraggiose per raccontare la straordinaria avventura della vita.

Per info: GIOVANNA LA VECCHIA Via Ravredo 1 - 6946 Ponte Capriasca - Lugano - Svizzera tel. 0041767193912 - 00393388579138 EMAIL giovannalavecchia@gmail.com

www.giovannalavecchia.simplesite.comwww.raccontamidime.it, www.eticinforma.ch . www.1naradio.wordpress.com

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Giovanna La Vecchia

Eticinforma

Wilton White

Rosy Sinicropi

Adriano Russo

Alessandra De Rosario

 

L'agguato

AAA Cercasi idraulico esperto. Massima urgenza. Si richiede professionalità e serietà. Prezzi modici.

Non hanno più il passamontagna, la tuta nera, la pistola o il coltello, non ti aspettano più dietro l’angolo al buio o nel parcheggio di casa di notte, non aggrediscono d’improvviso, non ti scippano la borsa e non ti mettono la mano sulla bocca per evitare tu possa urlare a squarciagola “Aiutooooooooo”, ebbene anche questa forma di criminalità è cambiata, i nuovi aggressori non sono aggressivi, anzi, tutt’altro, sono mollicci, smielati, dolciastri, al limite con il disgustoso, viscidi, premurosi e accorti, si prodigano per te, i nuovi delinquenti non sono affatto efferati, cattivi, crudeli, malvagi, scellerati, malviventi e banditi….sono affettuosi e ti vengono a prendere in macchina fin sotto casa, spesso anche con un meraviglioso mazzo di fiori, perché sei una donna, sola, separata, con prole, senza lavoro e….perciò in fin di vita, disposta a tutto pur di avere una possibilità di riabilitarti socialmente e loro, sono lì, pronti, porca miseria se sono pronti, prontissimi. Si improvvisano elettricisti, idraulici, muratori, tinteggiatori, tecnici audio- video, meccanici, carrozzieri, gommisti, tuttofare, a volte creando danni irreparabili, epperò ci hanno provato, lo devi apprezzare. Facchini, portaborse, capo condomini, amministratori, delegati, avvocati, ingegneri e medici, tuttologi, amano il teatro alternativo, la musica classica, il cinema d’autore, i concerti della filarmonica nazionale dell’Ucraina, le vacanze in tenda, le serate al centro anziani Opera Mater Christi, ti accompagnano pure a trovare la mamma novantenne al centro anziani, non c’è nulla al mondo che non farebbero, all’inizio, prima dell’agguato, pronti all’agguato, in attesa che tu ceda alle lusinghe certa di aver trovato, finalmente, l’uomo della tua vita, con cui invecchiare serenamente sbracata sul divano, in pigiama felpato, davanti alla Tv a guadare abbracciati la serata finale della 347esima edizione di Sanremo, tra i probabili vincitori Gigi D’Alessio. Ma accade l’inverosimile, l’improbabile, l’imprevisto e loro manifestano i primi segni di cedimento, arrivano segnali inconfutabili ed incomprensibili, i primi “perdonami ma non riesco, non posso, non ce la faccio, arrivo in ritardo, arrivo domani, forse devo partire, mi assenterò qualche giorno, hai bisogno? Ma è proprio una cosa urgente? Non puoi chiamare tuo fratello? Il fioraio era chiuso, ho dimenticato il portafogli a casa puoi pagare tu? L’autoricambi era in ferie, la lavanderia chiusa per lutto (e tu che ti preoccupi, Dio mio chi sarà mai morto? Qualcuno della famiglia? Ma li conosci tutti e godono tutti di ottima salute), non posso prendermi un giorno di ferie, la collega manca, mio figlio sta male, a mia madre sta andando a fuoco la casa devo chiamare i pompieri e….infine, l’atto fatale, all’ennesima rappresentazione di Rachmaninov piano concerto n. 2 op. 18…si addormentano!!! E si, perché se la tiri troppo per le lunghe, il marchingegno si rompe, si incastrano male i pezzi, fa fumo e fiamme, si inceppa, gli ingranaggi cominciano ad aver bisogno di manutenzione, vanno oleati e se non ci pensi tu, si fanno oleare da qualche altra parte, con olio di mandorle e massaggio thailandese, candele profumate e musica da zoccola professionista. Perché il punto è sempre lo stesso: Una donna sola ha bisogno di aiuto ma deve pagare perché come diceva mio nonno “A questo mondo, bambina mia, impara che nessuno fa niente per niente”. Si, mi può anche stare bene, ma dobbiamo deciderlo insieme qual è il prezzo da pagare o non c’è libera contrattazione? La parte debole chi sarebbe io o lui? Io che ho bisogno di un paio di lavoretti dentro casa o lui che pensa di fatturare a costi proibitivi con l’aggiunta dell’IVA? Ma sto mazzo de fiori….quanto me costa?????? Ma dove li compri i fiori? Da Emiliano Amadei? E l’amore? Ah, e no, mo ricomincio con la storia dell’amore che mi ha resa insopportabile persino alle mie due figlie di otto e dieci anni. “Mamma ma tu parli solo d’amore…e la cena non è pronta, noi abbiamo fame!!!”, “Un attimo sto finendo di scrivere…”, “E se finisci dopo cena c’è qualche problema???”, e si che hanno ragione pure loro, ho tormentato tutti con la storia dell’amore, che poi che c’entra con l’agguato, vabbè quella è un’altra storia, torniamo al nostro killer seriale. Lui ti vuole aiutare, ma tu non devi spostargli i riferimenti, altrimenti lo metti in crisi, crolla prima del tempo ed il rubinetto della cucina ti continua a gocciolare e tu devi chiamare l’idraulico, che sappiamo bene oggi quanto costa! Bisogna imparare ad essere ragionevoli e di buon senso, lo vuoi o no un uomo che ti aiuti? Ti serve? Sei sulla soglia dei 50, mica crederai ancora alla storia del principe azzurro che arriva col cavallo bianco e ti risveglia con un bacio, no, vero? L’hai superata quella fase, si spera. E quindi c’è il killer seriale, ti sta bene? Paghi. Non ti sta bene? Chiami l’idraulico e pace, vorrà dire che per questo mese riduci altre voci del tipo, spesa, bollette, affitto, carburante. Ma sapete che c’è? Io amo il dolce rumore della goccia che cade lentamente, a mo di tortura cinese, sul pavimento della cucina, adoro vedere la macchia di acqua per terra che si allarga fino a raggiungere lievemente e soavemente il corridoio per insinuarsi alfine nella camera da letto, che devi solo prestare un poco di attenzione la notte quando ti alzi per andare in bagno a non scivolare, che la mattina poi ti alzi e dopo il caffè, solo dopo il caffè, prendi lo straccio e asciughi tutto, che c’è tempo finchè la gocciolina paziente e metodica della perdita in cucina  riformi nuovamente tutta quella chiazza gigantesca che giunge,  alfine, nuovamente fino alla camera da letto. Ci sono prezzi che nessuna donna di buon senso vorrebbe e potrebbe mai pagare, sono quelle cifre che non si annidano malevolmente sul tuo estratto conto a fine mese, ma ti cicatrizzano l’anima, il cuore, il corpo e la mente. Di qui a diventare schiava inconsapevole il passo è breve, troppo corto, ma non abbastanza per farti, a volte, ravvedere in tempo. Perché se è vero che sono una donna sola, con prole, senza lavoro, senza soldi sul conto, con difficoltà e problemi di ogni tipo, natura, origine e quant’altro, è pur sempre vero che credo ancora nell’amore, quello vero, quello dentro, quello profondo quanto una voragine che non ti inghiotte ma ti protegge, ti nutre e ti accoglie, come una tana, e ti tiene lontana da ogni pericolo, persino dal pericolo di te stessa e dei danni che potresti farti. Preferivo i vecchi classici aggressori, quelli nascosti dietro l’angolo, che li rendevi innocui con un bel calcio assestato nelle parti basse, questi no, questa nuova tipologia è lunga da far fuori, perché non ci vogliono credere, non lo contemplano nel loro disarticolato e disarmonico dizionario fatto di quattro parole, due fiori ed una cena, non lo ammettono il fatto che sono dei patetici bambini alla ricerca costante del loro vasetto di nutella. E noi, donne nuove, rivoluzionarie, ribelli e recalcitranti, non ne abbiamo bisogno, né di bambini né di nutella, noi siamo a dieta e rimaniamo a digiuno finchè non arriva il piatto forte e capiamo, e solo allora, che è arrivato il momento di interrompere la dieta e di abbuffarci. Noi il rubinetto che perde abbiamo imparato ad aggiustarcelo da sole, basta andare su www.lavorincasa.it. Buona giornata a tutte, donne sole e belle. By Gio  

 

L’incontro e la strada...

Dagmar Meneghello

Era il 2006...il mio incontro con Palmizana e Dagmar Meneghello...un modo nuovo e diverso di essere Donna. Un estratto del mio discorso di presentazione della monografia “Palmizana - La saga della Quintessenza” - Libreria Bibli, Roma.

“Il messaggio di Palmizana è infine, e qui concludo, racchiuso molto bene nelle parole di Dagmar nel corso della nostra intervista, un concetto di incredibile bellezza che fu per me un vero e proprio insegnamento di vita: “...ci sono occasioni in cui ci mettiamo a parlare tutta la notte sulla terrazza e ciò che io dico è vero, è giusto, ma anche quello che dicono gli altri è altrettanto vero e giusto, pur essendo l’esatto contrario di quello che ho appena espresso io, perché ci sono tante verità, e finchè non impariamo ad ascoltare la gente sapremo solo una parte delle cose, e forse nemmeno la più interessante”. Mi parlava con semplicità, con il suo italiano stravagante, con gli occhi sempre lucidi, velati, lo sguardo verso un punto indefinito, probabilmente guardava dalla finestra del nostro appartamento di Milano la sua Palmizana, e mi sono chiesta cosa ci fosse in quegli occhi velati, la malinconia, il dolore, la fatica, le ingiustizie subite e mai temute, mai odiate, perché come ha aggiunto concludendo l’intervista: Bisogna saper essere ottimisti, sempre. Erano ottimisti gli occhi velati di Dagmar”. 

Grazie Dagmar...

Pazza d’amore .... a 50 anni!

Se perdo me di Giovanna La Vecchia

Figli per caso...

 

Sento due canzoni che parlano dello stesso argomento: figli per caso, una notte per sbaglio, un bicchiere di vino in più e poi….Fabri Fibra ed Eminem cantano lo stesso disagio, il rischio di ritrovarsi padri senza volerlo e senza neppure quasi saperlo. Mi sembra un po’ una tendenza dei giovani, oggi, in questa confusione generale che partorisce non solo disturbi, disoccupazione, insoddisfazione, malcontento e malumore, ma addirittura figli mai voluti e mai neppure immaginati. Mi chiedo a cosa possa portare tutto questo atteggiamento e se sia un bene cantarlo questo sballo in uno scenario di fumo, alcol, droga, gonne microscopiche su tacchi altissimi, bambine che giocano a fare le donne e ragazzini incoscienti ed inconsapevoli. Che non sappiano entrambi come arrivano i figli mi sembra inverosimile, credo sia roba ormai nota che non li porti la cicogna, ma giocare con qualcosa che parla, si muove, ride e piange, soffre ed è felice, è possibile? Ho sempre saputo che il ruolo di genitori sia qualcosa di straordinariamente forte, potente, gigante, ma mai come oggi credo debba essere chiaro che i figli vanno educati ad una serie di cose che hanno la priorità su tutto, in primis il rispetto della vita umana, che dovrebbe essere chiaro anche se si è ubriachi o drogati, perché alla fine, imbecille di un ragazzo o di una ragazza, se l’alcol o la droga non li reggi, fai altro per sballarti, qualcosa che alla fine magari, quando ti riprendi o ti risvegli, se danni ci sono, debba essere solo tu a pagarli e pure a caro prezzo. Questo insegna a crescere e serve per qualsiasi futuro del cazzo tu voglia avere. Ho tre figlie femmine e sinceramente sono abbastanza preoccupata, consapevole che anche le femminucce oggi sono pericolose e dannose, ma credo, l’ho sempre creduto essendo figlia di mio padre, che un elemento del sesso maschile debba avere qualcosa che ha il profumo della protezione, della tutela, dell’aiuto, dell’accudimento, non sono femminista, non me ne frega niente della parità dei sessi per quanto riguarda i sentimenti, non ci credo e non ci ho mai creduto. Finchè parliamo di lavoro, siamo tutti d’accordo, ma con l’amore le cose cambiano, non siamo uguali, non lo saremo mai, un uomo si riconosce dal fatto che protegge, che si prende cura, che difende, che rispetta e che accompagna la sua compagna in un percorso difficilissimo che è quello di essere donna e madre in questa nuova epoca storica in cui mi pare che il rischio sia elevatissimo. Nascere senza gli attributi….cosa vuol dire? Ebbene si, noi donne gli attributi non li abbiamo e nemmeno li vogliamo, noi donne vogliamo un uomo, un uomo, un uomo, quanto ancora dobbiamo urlarlo ed a chi soprattutto? Il problema oggi è che gli uomini passano un tempo infinito in bagno e davanti allo specchio e non escono più di casa senza una buona dose di profumo, di quelli che lasciano la scia a mo di molliche di pane come Hansel e Gretel. Che se vi perdete noi donne dovremmo essere messe in condizione di ritrovarvi non perché sentiamo l’odore ma perché sappiamo che i vostri valori e principi morali vi porterebbero in un posto ed in nessun altro al mondo, a casa. Perché la verità che forse non è conosciuta né a Fabri Fibra né ad Eminem è che non sono solo gli adolescenti a sbagliare ma anche i loro padri e le loro madri, e questo spiegherebbe tutto. Il problema è generazionale fino ad un certo punto, perché se ci fermassimo un attimo a pensare, questi figli di chi sono? I nostri…e noi abbiamo 50 anni e facciamo gli stessi errori pure a 50 anni. La crisi della mezza età, che poi è una crisi dalla nascita, ce la siamo cucita addosso per ben benino, ci siamo ispirati pure a qualche bravo stilista, l’abito è ben confezionato e ci sta perfettamente addosso, come un guanto. Lo stesso modello per tutti, genitori separati, con una nuova compagna, una nuova famiglia, una nuova casa, ma insoddisfatti lo stesso, che alla fine non si capisce neppure bene, ma cosa vogliamo? Essere felici!!!!! Ma come? Con l’ultimo modello di I-Phone, la macchina grossa, il bisogno di libertà, che poi qualcuno me lo dovrebbe spiegare bene cosa significa perché io non l’ho ben capito, mi spiace, ho i miei limiti. Come si fa ad essere liberi, con famiglia, o meglio con famiglie, perché una sola ormai non ce l’ha più nessuno, almeno due, a volte anche tre, e figli, alimenti, pochi soldi, un lavoro che non ci gratifica, la crisi storica, le guerre, le tasse, le multe e via dicendo, come si fa ad essere liberi se coscientemente e consapevolmente ci siamo tagliati gli attributi facendo più danni che altro? A cosa servirebbe poi tutta questa libertà e come la spendiamo, se mai ce l’avessimo? Cosa ci da “la libertà”? La possibilità di fare quello che cazzo vogliamo? A qualsiasi costo? A qualsiasi prezzo? A scapito di chiunque altro al mondo? Ma poi a che ci serve “la libertà”? A riempirci la bocca…questa è la verità, perché un altro senso proprio non ce l’ha. La libertà, quella vera, ce l’ha davvero chi rispetta il prossimo, a volte anche a scapito di se stesso, perché il dolore altrui non può essere sopportabile a maggior ragione se la causa di questo dolore siamo noi. La “Libertà” è guardarsi intorno senza dover contare cadaveri intorno a noi. E’ guardarsi dentro senza dover fare i conti con quella cosa che mi pare, se non sbaglio, si chiami “coscienza”. Libertà e coscienza vanno di pari passo, camminano a braccetto, in perfetta armonia, senza il minimo fraintendimento. E allora mi domando chi è veramente libero? E i nostri figli cosa vedono e quale sarebbe l’esempio da seguire? Noi? Mi viene da ridere. Locali pieni, strabordano di uomini e donne di mezza età con bicchiere alla mano, sigaretta, figheria e cazzoneria. Il più delle volte non sanno nemmeno dove sono i figli e cosa stanno facendo. Che a passare qualche seratina tranquilla in casa non ci pensano neppure. Magari con un libro in mano sul divano, tv spenta. Che fosse caso mai per sbaglio che i figli tornano a casa e ce li trovano dentro i genitori, per sbaglio, eh, mica perché ragionevolmente l’hanno reputata la cosa giusta. E magari nel corridoio ci scappa pure un mezzo dialogo, tra genitori e figli, e chissà pure profondo e sensato. E poi ci chiediamo il perché questi figli sono come sono, e come dovrebbero essere? Migliori di noi? E perché? Per miracolo!!!!!!!!! E poi li abbiamo pure voluti questi figli, mica sono nati o abortiti da una botta e via in preda all’alcol o alle canne, e che differenza c’è tra gli uni e gli altri? NESSUNA. E allora mi dico, dobbiamo proprio rimproverarli questi giovani? O forse sono loro che dovrebbero rimproverare noi? E ci sta pure, e ci sta tutta, quando ci guardano negli occhi e pensano “Ma che razza di genitori di merda!”. E comunque la cosa che penso più di ogni altra al mondo è “non è mai troppo tardi”. Stasera mandiamo un watsapp agli amici scrivendo “scusa, ma resto a casa con mio figlio”. Mettiti il pigiama, idiota, prendi un libro in mano e prepara una buona cena…che forse si fa ancora in tempo ad essere un buon esempio e forse non è ancora tutto perduto e tuo figlio potrebbe rendersi conto che non è mettendo incinta per sbaglio una ragazza che fa sentire più virili e tua figlia potrebbe capire che in tuta e scarpe da ginnastica si fa molta più strada che con tre centimetri di stoffa addosso. Buona serata a tutti. Gio

 

“E i tuoi capelli?” “Tagliati... insieme a tutto il resto”

Veleno e noccioline: l'aperitivo...

L’amore non può essere soltanto una parola...l’amore è credere ogni giorno che il miracolo accada, anche in un freddo giorno di gennaio sotto una nevicata incessante, senza accorgersi neppure che tutt’intorno esiste un mondo di cose e di persone... al centro dell’universo, contro l’univreso, dentro l’universo, noi due a fare la sostanza ed il resto solo una bella cornice che ferma un istante impossibile ed improbabile, come questo. Ti amo piccola meravigliosa perfetta bambina mia

 

 

Sento Eminem che urla tutta la sua rabbia, mi fermo mentre guido e ragiono: sono stanca, stanca di sentire tutte queste parole che riempiono la mia aria, smetto un attimo di respirare, provo a trovare un altro modo di vivere che non sia inghiottire tutto questo veleno che circola intorno a me. Ma poi sarebbe tutto cosi semplice, basterebbe capirsi. Il caos nasce proprio da questo, il fatto che nessuno comprende davvero se stesso e trasferisce la sua confusione ad un altro essere umano che a sua volta o passa la vita cercando di decifrare il confuso che è al suo fianco o tira dritto nella sua vita, per la sua strada e pur non capendo vive lo stesso o forse vive pure meglio. Avere le idee chiare in questo mondo non aiuta, chi ti sta accanto ti teme, la tua immensa chiarezza acceca ed invece di utilizzare tutta questa luce per se stesso decide di spegnere la lampadina. Click ed è finita. Avere le idee chiare penalizza, mortifica, ferisce, ammala e uccide. Ma un tantino prima di morire, mi giro, ti guardo, ti acceco e ….sparisco nel niente. E tu seduto al solito tavolino, a consumare aperitivi su aperitivi, tra musica, mare e fumo, indossi occhiali da sole e indifferente prosegui nel tuo cammino, a quattro zampe. Le prede sono tantissime, sotto i tavolini gambe lunghe e tacchi a spillo, panorami infiniti, cosa cambia? Alla testa non ci arrivi, troppo in alto, tu sei a quattro zampe in un percorso ad ostacoli, gambe tra gambe, quelle dei tavolini, delle sedie e delle donne. Ma le gambe più belle e pericolose, quelle non le hai mai viste, piccoline, incerte, insicure, gambe che hanno bisogno di mani per camminare, andare avanti e crescere. Paffutelle, rosa, profumate di biscotto, gambe di bambina zuccherosa, dagli occhi color del cielo e dalle labbra rosso fragola. Ho smesso di accavallare le gambe ormai da un pezzo, ormai le lascio sempre più spesso distese sul pavimento mentre gioco a fare la mamma e c’è una grande e bella novità, mi diverto di più, che di giocare alla donna affascinante mi ero stancata. Gambe che incrociano altre gambe e non più in un letto a fare l’amore, ma in un nuovo intreccio che crea l’amore. Ed è tutto più semplice, i miei compagni di viaggio e di avventura e di gioco non sono affatto confusi, hanno le idee chiare come me e non mi chiamano gioia mia, vita, ciu ciu, fru fru, mezza mela, Betty Boop….mi chiamano MAMMA. Il campo di gioco non è più minato, il rischio è calcolato, le regole sono chiare e scritte, gli imprevisti gestibili, le distanze cortissime, le parole sincere e le carezze leggere come piume, mi sento accerchiata, catturata, bloccata, osservata ma non più giudicata. I dialoghi profondi mi inchiodano al muro, ma quando finisce non rimane l’amaro in bocca, è solo una pausa prima di ricominciare. Senza fiato, col battito accelerato, in estasi, in paradiso, sublime poesia il nostro amore sfacciato, ci tocchiamo e ci prendiamo come fosse la prima volta e non l’ultima. I litigi, furibondi, le lacrime lunghissime, arrivano fino a bagnare il pavimento e non partono dagli occhi, è dal cuore che arrivano, perché l’amore quello vero non disidrata, irroga, arricchisce una terra che fa nascere fiori e frutta, a volte addirittura senza semi, è il miracolo di essere madre. E i saluti, che sembrano per sempre, sono impercettibili pause tra un sussulto e l’altro, corpi che si separano ben sapendo che è l’anima che unisce, non il quotidiano condividere pasti, sonni e sogni. Mi domando dove avevo riposto tutte queste bellissime notizie, dove avevo conservato questi segnali straordinari che a volte pur se invisibili sono più precisi ed efficaci di radar computerizzati. Ipnotizzata, stregata, rapita mi muovevo ad una velocità impressionante, quando l’unica cosa da fare era rimanere ferma ed aspettare, che il tempo giungesse a farmi comprendere che la migliore offerta non era ancora stata battuta all’asta. Non ha prezzo quello che ti nasce dentro ed ha bisogno sempre della tua mano nella sua per procedere in qualsiasi direzione. Ed il pensiero inevitabilmente va proprio a quelle mani che ho stretto senza convinzione ed a quelle che ho lasciato nelle mani di altri, ipnotizzata, stregata, rapita. Ma il potere di quelle manine rosa e paffute sta proprio in questo, la capacità naturale e straordinaria di riportarti a loro, comunque vadano le cose. Mani nelle mani a formare un miracolo d’amore che una volta nato non può né cessare né interrompersi mai. Intossicata da quegli aperitivi di veleno e noccioline, mi sono dovuta fermare, la mia salute debole me lo ha imposto ed allora immobile a fissare un soffitto bianco ho preso consapevolezza di aver perso consapevolezza perché, qualcuno me lo disse più volte, “stai attenta a chi profuma troppo di pulito, vuole nascondere non l’odore della sua pelle ma l’odore della sua coscienza”. Sono tornata da dove ero partita, a quell’odore di biscotti, di pane, di torte al cioccolato, ho rimesso le mie mani in altre mani, piccole e forti, che di lasciarmi andare un’altra volta non ne hanno nessuna intenzione. Stringono cosi forte da farmi male e la notte ora dormo tra quattro braccia ed un lenzuolo stropicciato, pupazzi, cuscini, calzini e pigiami felpati. Pensavo di vivere la mia favola mentre mi allontanavo dalla loro favola, quella che parla di principesse e castelli e cavalieri coraggiosi. Quelli che nella vita vera non ho incontrato perché troppo impegnati a guardarsi allo specchio mentre imbellettati e improfumati se ne andavano in giro convinti di conquistare il mondo a cavallo di motori rumorosi e cuori addormentati. Sono a casa, finalmente.

 

In attesa....

Tranquilli è tutto a posto...

“Nessun problema... sono in netta ripresa!!!”, “Sei una bugiarda cronica e patologica”, “Ma sorrido sempre!”, “Appunto... finiscila che non c’è niente da ridere”

Perché ad un certo punto se ti ritiri e ti metti in disparte senza dire più una sola parola ... non te ne fregava niente. Ecco. Se parli e racconti la verità allora è la tua rabbia e la gelosia per essere stata tradita e lasciata. Ecco. Se cerchi gli amici è perché vuoi ancora avere sue notizie indirettamente. Se non li cerchi era solo un’amicizia di comodo legata al rapporto e non alle persone. Se torni è perché lo vuoi vedere. Se non torni più è perché già stai da qualche altra parte con un altro. Se sorridi non stai soffrendo, se piangi sei una che fa la vittima. Se stai in casa che vuoi dimostrare? Se esci sei una che pensa già all’acchiappo terapeutico e sostitutivo. La realtà è che nessuno realmente vuole capire fino in fondo e si aggancia ai vari accadimenti per fare supposizioni in genere e per lo più che possano screditare la tua persona perché non servi più e se non servi allora è meglio pensare che di perdita di poco conto si è trattato perché se un po’ pensassi che hai perso tanto qualche domanda dovresti fartela e le domande esigono risposte e le risposte le devi dare giuste altrimenti il montepremi si dimezza e tu sei una testa di cazzo. La fine di un rapporto è sempre piuttosto semplice. Uno dei due va via in genere quando ha già una situazione alternativa che valuta migliore dell’attuale. Sarà il tempo poi a dare conferme o smentite. Al momento dopo una serie di valutazioni sembrerebbe migliore. Gli amici, la cerchia, la combriccola in genere si schiera senza dubbio alcuno con quello che appare il più forte, perché è colui che assicura quel clima di divertimento che tutti vogliono, la parte mutilata e depressa non fa comodo e non fa allegria e andrebbe pure, addirittura, ascoltata e tirata su di morale. Uhhh madonna santissima che fatica. E ti pare che uno si sveglia presto la mattina, va a lavorare, è in crisi a sua volta, ha problemi economici, l’ulcera, la gastrite, il colon irritabile o la diarrea post viaggio di lavoro, è stressato, ha preso una multa, la moglie lo assilla, i figli lo vorrebbero vedere fuori dalle palle, a Natale ha sbagliato regali e via dicendo, e ti pare che uno così ha voglia la sera di consolare la povera cornuta? Eh no, e bisogna avere pure la decenza di capirle certe cose e non pretendere una telefonata o due righe o due passi! E dovresti avere anche la decenza di tirarti su quanto prima, oltre che da sola, che più tempo passa e più c’è la possibilità che il tuo stato d’animo, nonché la tua pietosa condizione, possa far nascere in tutti loro dei sensi di colpa. Stronza. Che poi potrebbero chiedersi “Ma ... fosse che era davvero innamorata!”. Ed il tuo comportamento pulito, il tuo rimanere sola per un tempo per loro infinito, del tipo 48 ore, la tua coerenza con quanto dicevi (o mamma mia che roba antiquata...), la tua onestà e la tua verità, finisce con l’urtare la loro suscettibilità e sensibilità. E mo hai stufato. No, non devi cadere in odore di santità, devi fare e subito qualcosa per cui si può ben dire ed a grande voce “Eh be, cavolo, ha fatto bene a lasciarla” e ti devi muovere che se no li fai incazzare ancora di più e se non la finisci di sembrare la persona perbene in un tempo ragionevole allora ci pensano loro. Iniziano a serpeggiare le voci sul tuo conto. “Ma si mica l’amava davvero. Secondo me s’è rimessa col marito. Si, si, quella s’è fatta solo i fatti suoi e mo gli sta bene”. Se il marcio non c’è, bisogna inventarlo. Perché la gente per fare del male ha necessità di giustificazioni e la cosa bella sai qual è? Le pretende pure da te. La devi aiutare la gente, la devi aiutare, perché fare del male non è mica cosa facile. Mentre soffri e cerchi di ricostruirti pezzo per pezzo a mo di incastro di un puzzle, devi aiutare la gente a risollevarsi e a non sentirsi in colpa per l’indegno comportamento adottato nella fine di una storia d’amore. E siccome l’ironia non mi è mai mancata ma nemmeno il forte senso della realtà e la visione profonda e lungimirante di ciò che accade... allora cari amici miei vi dico: “Ebbene si, sono un’opportunista del cazzo, non l’ho mai amato, stavo con lui solo per il suo patrimonio, perché aveva vent’anni meno di me, era bello come un dio, seducente, affascinante, elegante e raffinato. Ma soprattutto era uno straordinario uomo di cultura, così mi ha conquistata oltre che con i viaggi, i diamanti, le auto di lusso e l’appartamento a Montecarlo. Ora vivo tra New York e Zanzibar, ho un ragazzo cubano di ventisei anni che mi segue dappertutto, figlio di un ricchissimo uomo d’affari di Dubai, vuole sposarmi e vuole un figlio da me, ma io, come con gli altri, lo terrò buono finché serve, illudendolo che d’amore vero ed eterno si tratti e poi.... avanti un altro, più giovane, più ricco e più stupido. C’est la vie”. Ecco amici carissimi. Tutti assolti. Tutti liberi. Sono una stronza. Aprite le bocche e date fiato alle trombe. Amen. E così sia. Avanti un’altra. Venghino lor signori, venghino venghino venghino, si facciano avanti, il banchetto ha inizio e ce n’è da far ingrassare tutti come maiali”.

Stato di incoscienza

“Sei sveglia?”

“Lasciami dormire... è così bello questo stato di incoscienza”

“Devi alzarti...”

“Devo.... no. Non esiste più questa infamia del “devo”... è finita, dalla trappola mi sono liberata e mi sono salvata. Ed ora .... la vita, quella vera, senza i “devo”, vedrai che funziona meglio. Ed ora... caffè, vestiti, musica...apri le finestre non si respira qui dentro, c’è aria di ricordo, malsana, sudicia, c’è odore di cadavere...eppure non è morto nessuno!”

Più leggera....è buttando giù la zavorra che la mongolfiera vola più in alto. Soffocati da un peso sull’anima non si può conoscere la parte più bella del cielo... ora so che oltre te c’è la verità

Piantare un albero in casa...

Il “Carnetale” a casa nostra....

A casa nostra è ancora Natale...

Non solo perché in salone in bella vista c’è ancora un gigantesco albero di Natale con tanto di addobbi, lucine colorate e fili dorati, nella dispensa avanzi di panettone e pandori, in frigo una mezza bottiglia piena di spumante, la tovaglia con babbo natale, le candele rosse ed un “coso” sul tavolo con una bellissima scritta “May the spirit of Christmas last all year”, un porta candele credo, regalo di mia sorella, quella che “regala solo cose inutili” come ama dire mio marito (ricordo ancora il regalo alle bimbe di una bambolona lunga lunga, magra magra ed alla mia richiesta “Come la chiamiamo” la risposta immediata di mio marito  “Martellata”, ed io “Martellata??????” “Eh si perché l’unica cosa che potremmo fare è darle una bella martellata in testa e metterla fuori uso completamente, tua sorella regala solo cose inutili!!!!!”, quante risate quella sera, è rimasta la nostra “Martellata” tra le risa delle bimbe quando ricordiamo e raccontiamo la storiella). Cose inutili a parte, Natale è Natale dappertutto, fuori dalla porta con uno sgargiante quanto confuso “Merry Christmas”, nelle camere da letto, in giardino, in cucina, in frigo e nella dispensa, perché il senso del Natale che passa noi non lo abbiamo ancora sviluppato. Tutta questa infinita “roba” che arriva e poi passa, che oggi c’è e domani non c’è più, che si attende con trepidazione e nemmeno fai in tempo ad apparecchiare la tavola che già devi mettere tutto da parte, riporre nelle apposite scatole, quelle con su scritto addobbi di Natale. Ma come si fa a mettere in ordine pure “il Natale”? Ma come si può vivere in quest’ordine perfetto delle cose, quando il disordine, il caos, la confusione, l’imperfezione è una gioia immensa che ormai si è pienamente impossessata di noi e non vuole proprio saperne di andare via. Da pochi giorni vivo in una nuova casa, perfetta, per il momento, ancora non abbiamo appiccicato nulla a mobili, pareti e vetri, mio Dio che ANSIA, quanto bianco, nessun buco al muro e nemmeno al soffitto, tutto lindo e immacolato, infiniti armadi e cassetti dove poter riporre tutto ed in giro per casa…..non c’è nulla!!!!! Nulla!!!!! Nulla!!!! Ho lasciato una valigia per terra vicino al divano in salone per qualche giorno, faceva moda, tendenza e urtava contro quel buon gusto e sano sentimento del riordino a tutti i costi, la noia mi ha sbattuto contro e si è fatta male, per fortuna la cosa durerà poco, molto poco, basterà un mese, al massimo due per ricreare quel nostro straordinario ambient fatto di decine e decine di libri sparsi dappertutto, foulard colorati appesi alle sedie, zaini e borse e valigie nel corridoio ed all’entrata, non si sa mai una partenza d’improvviso, che mi preme più avere la valigia già pronta che il passaporto valido, lo stendino con i panni che transita da una stanza all’altra pur avendo una degna lavanderia in casa ed un giardino,il pettine sul divano, la forbice accanto alla TV, la spesa da riporre in cucina per terra accanto alla dispensa che urla vendetta, i giochi delle bimbe come fosse l’invasione dei barbari, ho raccolto più pezzi di lego sparsi per casa che polvere in tutti i miei anni e non sono pochi, sono 49. Manca poco, ma veramente molto poco, che a Pasqua festeggeremo il Natale, a Carnevale la santissima Pasqua, a ferragosto il Carnevale ed al compleanno il santo ed al santo la fine della scuola, perché ho sempre pensato che il solo modo per vedere le cose nella loro più straordinaria e meravigliosa profondità, sia quella di capovolgerle, i particolari si notano meglio e saltano subito agli occhi, così che quando rimetti tutto nel verso giusto, sai più cose e la conoscenza, si sa, rende la vita più sana e più bella. Evviva il Natale festeggiato con gli abiti appropriati, Maria da unicorno, Iris da cow boy ed io da strega, ovviamente. Buon "Carnetale” a tutti…..

 

Blogger o vlogger: io dico cantastorie...

Sempre... come fossi in fin di vita

Kamikaze. Mi chiamò così un amico molti anni fa. Quando vidi La corrispondenza, il film di Tornatore, mi colpì moltissimo il nome con cui il protagonista chiamava la sua compagna, kamikaze, appunto. E fu in quel preciso istante che ne compresi appieno il significato. Amy era una donna complessa, fragile, forte, contraddittoria, isterica, frenetica, coraggiosa, profonda e inarrestabile. Non mi fermo, non mi arrendo, non cedo, mai. E di sicuro non torno indietro. Mi butto a capofitto se ci credo e arrivo fino in fondo, dovunque sia e comunque sia questo fondo. Kamikaze, appunto. Ma essere un blogger o un vlogger a cinquant’anni è molto più che lanciarsi addosso a qualcosa o a qualcuno, è una esigenza irrinunciabile. Te ne accorgi perché non esistono orari, luoghi, stato d’animo, stanchezza, umore, cose da fare, scrivi sempre, di tutto, su tutto, attraverso quel tutto comunichi qualcosa che rimane, la gente ti ringrazia, fai piangere, fai ridere, fai stare bene e fai stare malissimo. Frughi, cerchi, rovisti, metti a soqquadro, capovolgi la realtà, la palesi, la ricomponi dopo averla fatta a pezzetti, ne cerchi il capo e la coda, ti stanchi, prendi fiato e ricominci, non chiudi occhio tutta la notte e seduta su una sedia scomoda in mutande e canottiera, sigaretta accesa, musica di sottofondo a volume moderato altrimenti si svegliano le bambine, telefonino, computer, carta e penna, tv, libri, agende, appunti e scarabocchi... scrivi. E racconti una storia d’amore sentita, letta, raccontata, tua, sua, mia, non importa, ciò che conta è raccontare in un certo modo, mai banale, provocatorio, nevrotico, ansimante, come fossi in fin di vita. E si perché raccontare una storia come fosse l’ultima cosa che fai, che dici, che pensi, prima di crepare... eh beh, ha tutto un altro significato. La diresti la verità prima di schiattare? Anche se fosse terribile, squallida, tremenda ed inaspettata? Si, la diresti. E come la diresti? Vera, la diresti così come è successa, esattamente come è successa. È questo il mio modo di raccontare la vita. Come fosse l’ultima cosa che sto per raccontare. Ed è così più potente, più forte, più sana e più bella. La devi urlare a bassa voce la verità, con un poco di ironia, con frenesia, con un vocabolario che va dall’aulico al volgare, perché ad un certo punto, mentre citi Rachmaninov e Pavese, tra il Ponte di kafka e La coscienza di Zeno o Lolita, lo puoi pure dire dieci volte e venti e trenta che l’amore più grande della tua vita è stato un uomo di merda, grandissimo uomo di merda. La gente si fida di te, se cominci a chiamare le cose col loro nome e ricordiamoci tutti che la cara e dolce e buona cappuccetto rosso s’è fatta sì divorare dal lupo cattivo ma poi l’ha fatto squartare dalla gola a sotto l’ombelico e come se niente fosse se n’è tornata a casa continuando a raccogliere fiorellini intonando allegramente “trallallero trallalá”. Ed è così che si vive e si sopravvive, filosofia spicciola ma efficace “mo te sei ingozzato e sei fiero e tronfio, ma alla fine io sono in giro per campi sotto cielo, sole e aria fresca e tu... sei dentro a un fosso, innocuo e pallido, che è bastato un cacciatore rozzo ed ignorante a renderti inoffensivo”, che la paura ti rende morto dieci volte con un solo colpo laddove il coraggio ti fa resuscitare venti sotto uno Sten a canna corta... caricatore laterale a 32 colpi. Perché c’è solo una cosa che salva dalla solitudine...non avere mai paura di rimanere soli. 

Io non vedo che arcobaleni. Tu continui a visitare fogne, ospite non gradito pure di quelle.

Perdona la mia lunga assenza di Giovanna La Vecchia

Ora è sempre

E stasera è giunto miracolosamente il finale del romanzo, presto in tutte le librerie d’Italia!!! “Perdona la mia lunga assenza” di Giovanna La Vecchia  

 

“La verità può essere occultata da un velo? O, forse, oscilla nella tromba di una scala vorticosa? Certamente, la verità è figlia del tempo che spesso inganna. La verità non si mostra mai nuda e cruda davanti agli occhi ma si fa sentire all’improvviso pervadendo la mente e l’anima. Scatenando un valzer psicotico tra assenze e miraggi. Tra impulsi e ragione” (cit.)

 

“E stasera, si, proprio stasera ho deciso di liberarmi di tutta questa roba che mi tengo dentro dal 27 settembre, dopo quel tuo messaggio ridicolo e scritto anche male, perché anche quello t’ho dovuto insegnare, a scrivere in italiano, ma evidentemente non è stato sufficiente. Te lo ricordi quel messaggio con cui mi liquidavi senza nemmeno guardarmi in faccia? Uomo di merda, grandissimo uomo di merda. Nemmeno i soldi del biglietto hai voluto spendere per guardarmi negli occhi, i miei occhi, e raccontarmi tutta la verità sul tuo improvviso cambio di rotta. Un messaggio. E t’ho dovuto pure richiamare, perché anche per la telefonata, così come per il biglietto, non hai voluto spendere i soldi. Uomo di merda, grandissimo uomo di merda. “Ciao il tuo silenzio è più assordante di un urlo lancinante (pure in rima l’hai messo il messaggio) quello che provo è devastante (ancora parole che finisco in ante, assordante, lancinante, devastante) tanta amarezza, (e qui la rima non t’è venuta, hai perso l’ispirazione poverino) ti prego abbiamo promesso niente litigi ti chiedo se mi vuoi veramente bene lasciami andare verso il mio destino ed io al tuo. Ti voglio bene buona vita”. Avevi già effettuato la sostituzione, vigliacco. Te ne andavi in giro con la sostituta senza ritegno e senza vergogna. Due giorni dopo pubblicamente a consumare nei nostri bar abbracciato alla sostituta ed all’aeroporto a prendere il nostro comune amico, mentre guidavi e ti lasciavi accarezzare dal sedile posteriore dalla sostituta, ricambiando con sorrisi e paroline dolci e tre giorni dopo nella casa di famiglia in Sila a godere un sereno fine settimana con la sostituta. E dimentichiamo i post su Facebook tuoi o della sostituta, non ho ben capito, perché a chi mi telefonava per riferirmi dettagli e particolari, con imbarazzo, per te ovviamente, rispondevo solo con poche parole “Grazie ma non m’interessa”. A cinquant’anni ancora a palesarti senza dignità alcuna nè amor proprio nè rispetto verso te stesso, principalmente e poi verso me e verso i figli che avevamo coinvolto in questa oscena e indegna storia d’amore. E togliti quella maschera da persona perbene che non si nasconde l’orrore con un profumo, le camicie stirate ed un cappello. Uomo di merda, grandissimo uomo di merda. E a me facevi pagare alberghi, cene, viaggi, finanche l’ultimo arancino consumato insieme perché “avevi fame”, finanche quello hai preteso pagassi. Perché il nostro amore improvvisamente è finito nell’esatto momento in cui è finito il mio conto in banca. Hai prosciugato anche quello insieme alle mie forze, alle mie energie ed alla mia salute. Uomo di merda, grandissimo uomo di merda. Non eri potuto venire in ospedale, dove in condizioni gravi e d’urgenza i vicini di casa mi avevano portata perché avevo perso la nostra bambina, l’avremmo chiamata Ludovica, perché non avevi i soldi ed io non ti avevo pagato il biglietto dell’aereo, perché ahimè mi trovavo priva di coscienza su una barella. Ma ti avevo perdonato anche quello perché mi avevi ridotta ad una condizione di totale incoscienza, l’amore distrugge, a volte uccide e non serve un’arma, ma più semplicemente uno come te, uomo di merda, grandissimo uomo di merda. Ma adesso ti dico e ti consiglio, cammina sempre guardandoti le spalle, perché la vita ricordati, uomo di merda, grandissimo uomo di merda, sa ripagare ogni nostra azione col giusto prezzo, a volte anche con un sovrapprezzo, perché i saldi sono finiti da un pezzo, che finanche le scarpe che porti ai piedi te le ho comprate a prezzo pieno e senza sconti. Così la vita. Sconti non ne fa, a nessuno, men che mai ad un uomo di merda, grandissimo uomo di merda. Insostituibile m’hai definita fino all’ultimo giorno in cui mi hai chiamata amore con il messaggio del buongiorno e le faccine coi cuoricini. 48 ore ci hai messo per sostituirmi, ripeto, e perdonami la ripetizione, uomo di merda, grandissimo uomo di merda”. Da “Perdona la mia lunga assenza” di Giovanna La Vecchia

SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO: il sogno

Tour SE PERDO ME di Giovanna La Vecchia

SE PERDO ME: 150 poesie d’amore ....

Scrivere poesie d’amore a 50 anni o è follia o è magia. Oppure tutte e due... SE PERDO ME di Giovanna La Vecchia prefazione di Nicolò Bongiorno (Antonio Stango Editore) - Maggio 2017 € 12 - disponibile on line. 

In silenzio... solo guardandoti... ti ho raccontato tutta la storia e tu... ne hai voluta sentire un’altra ma di certo non ero io a potertela raccontare. Ho solo una storia... tutte le altre sono ipotesi

Osservare con ironia lo spettacolo della vita e tu... tu non hai trovato posto. Biglietti esauriti.

No...

Avevo sbagliato sogno...

 

“Ops... salve, scusate... ma credo di aver sbagliato sogno!”. Con grande imbarazzo e nella totale indifferenza degli abitanti del sogno sbagliato in cui ero distrattamente capitata, ho fatto qualche passo indietro e sono uscita. Eh si, perché alla soglia dei cinquant’anni può capitare anche questo. Sbagliare sogno. Si, esatto, proprio così. Si sbaglia la taglia di un vestito, la misura di un mobile, il taglio dei capelli e il colore del rossetto... e pure sogno. Intorpidita ed intontita ero convinta fosse il sogno mio. Ma ero proprio convinta, e si che di segnali ce n’erano tanti, ma un po’ per ingenuità un po’ per amore un po’ per limiti e depistaggi, me ne andavo adagio adagio, tranquilla tranquilla nel sogno di qualcun altro, che poi mi chiedo se quel qualcun altro se ne sia mai accorto che gli stavo vivendo il suo sogno. Ma alla fine che importa, era pur sempre un sogno e non me ne voglia colei a cui per un certo periodo l’ho rubato! Qualcosa stonava e qualcosa intonava, ma io ero proprio convinta fosse il mio. E che succede quando t’accorgi che il sogno non era il tuo? Ricominci. Daccapo. Di nuovo. Ma stavolta non ricominci a sognare, pretendi la realtà e cominci a mettere a posto, fai ordine, pulisci, butti la spazzatura, apri le finestre, fai entrare aria pulita, che quando vivi un sogno che non è tuo c’è puzza dappertutto e non basta spruzzare profumo e deodorante, la puzza non va via. Ma tu non la senti, perché a quell’odore acre ti ci sei abituata, ma gli altri lo sentono e si allontanano, perché ad un certo punto diventa insopportabile. Si chiama ostinazione, quell’odore, e autodistruzione e demolizione di sè, rassegnazione, chiusura, mancanza di autostima, annullamento e ... dolore. Rimpianto? Mai. Che colpa ne ha uno che sbaglia sogno? Mica lo fa apposta, mica è scemo! Accade, a volte accade. E così come cambi scarpe, rossetto, mobile, vestito... cambi sogno! E ti accorgi che il sogno più bello è la tua realtà, quella che avevi barattato per un sogno sbagliato, quella che avevi sminuito, quella che negavi e rinnegavi andandotene in giro nel sogno sbagliato con occhi luminosi, sorrisi splendidi ed un cuore che batteva all’impazzata. E da sogni così giganti non ci si può svegliare che brutalmente, mica qualcuno ti mette la sveglia o ti sussurra “buongiorno!!!!” portandoti il caffè a letto! Una doccia gelata come nei campi di prigionia, e si, perché alla fine quel sogno non lo stavo vivendo ma di quel sogno ne ero prigioniera. M’hai messa nuda contro un muro, e si, nuda, perché non m’era rimasto più nulla, in quel sogno m’ero giocata tutto perché ogni volta alzavi la posta e chiedevi di più, m’hai spinta addosso a quel muro, m’hai puntato contro il tubo dell’acqua gelida, hai aperto il rubinetto ed il getto m’ha colpita in piena faccia. Non ho urlato, non ho opposto nessuna resistenza, non sono scappata, ho subito l’ultimo attacco indifesa, disarmata e in fin di vita. M’hai detto “è la vita...” ed il tuo tono era più gelido dell’acqua con cui mi colpivi. E sai cosa è accaduto? Ho provato pietà per te, pietà per la tua vita, per la tua “roba”, per le tue “cose”, per la tua strada percorsa e da percorrere, pietà per i tuoi cento passi mai compiuti, per l’espressione delle tue azioni e dei tuoi pensieri, ho pregato per te, lo faccio tutt’ora e continuerò a farlo, finché non ti saprò salvo, al riparo, compiuto. Ho provato malinconia per ciò che apparivi, instancabile attore in scena, sempre “buona la prima”, ma pure la seconda, la terza, la quarta e la milionesima interpretazione, copione sempre uguale, con impercettibili varianti sul tema. Pietà per te, che soffrivi in rima e morivi in piedi incosciente ed inconsapevole di ciò che eri e di ciò che valevi. E mi sono risvegliata d’improvviso nel sogno giusto: la mia vita. Buon compleanno Giovanna, non sono 49... è la data della tua nascita. Della tua e di tutte quelle donne che, come te, e a loro insaputa, vivevano nel sogno sbagliato. Auguri Gio, buon inizio... 

E a pochi giorni dal mio compleanno una foto di qualche anno fa.... SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO

Gli errori d’amore si chiamano “passi”....

“Dal mio lato del letto si vede la tua mano, è posata sul mio petto e la vita potrebbe benissimo essere solo questo.”

Prometto di sbagliare, Pedro Chagas Freitas

Due occhi, due colori ed un solo sguardo: avanti!

Ringraziamenti di inizio anno...

Un ottimo esercizio che consiglio a tutti quanti. Risultato garantito. Già provato. Su me stessa, ovviamente. Inizio anno nuovo... e tutti a fare resoconti del vecchio anno, previsioni per il nuovo. Speranze, attese, aspettative, lagne... una montagna infinita di lagne. E siccome non abbiamo più vent’anni ma cinquanta e pure più impariamo a non fare gli adolescenti e proviamo un esercizio straordinario: RINGRAZIAMO. Tutto ciò che accade ha anche e sempre una valenza positiva. Se non altro farci comprendere i nostri errori e ciò che dalla vita non vogliamo. Si sbaglia sempre in due, a volte anche in tre, cinque, dieci e di più, perché la coppia non è mai sola, ci sono parenti, amici, conoscenti e nemici. Tutti contribuiscono a volte senza nemmeno accorgersene e senza volerlo. Si sbaglia in due perché tutto ciò che accade è sempre una scelta e spesso scegliamo di farci del male ma c’è un senso anche a questo. Importante è comprendere perché se rimaniamo indifferenti a ciò che accade allora non è servito a nulla. Ringraziamo l’amico che ci ha tradito nel 2017 e quello che di certo ci tradirà nel 2018... accade, ringraziamo il compagno che se n’è andato, il figlio che ci ha insultato, il negoziante che ci ha imbrogliato, colui che ci ha mentito, chi ci ha ferito, umiliato, maltrattato, domandiamoci “Quanto utile è stato tutto questo?”. Dopo tutto ciò ho le idee più chiare su chi sono, cosa voglio e cosa non voglio. Che la vita si sa non è tutta fiocchi e nastrini, quelle sono le vetrine, io non sono merce nè da esporre nè da vendere, sono un cuore, una coscienza ed un’anima che camminano dentro un corpo ed ogni passo ha un significato, in qualunque direzione venga compiuto. E ricordiamoci che di male ne facciamo tanto, tantissimo, a volte più di quello che riceviamo e ci piacerebbe di certo immaginare che per questo qualcuno ci comprende, ci ringrazia e ci perdona, non ci maledice ad ogni suo risveglio. E allora proviamolo questo esercizio e buon inizio anno a tutti... Gio

La mamma bionda by Alice nel paese delle meraviglie (Maria Malandra)

Adamo, Eva e la foglia ....

La gestione della crisi: senza Adamo, senza mela e senza foglia. Amen

La storia è sempre più o meno la stessa. Lui ha lasciato lei per un’altra, lei ha lasciato lui per un altro. Ma erano in crisi e stavano male. E quindi? E allora? L’altra o l’altro che c’entrano. Appunto che stavano male e pure in crisi, a maggior ragione per quest’aggravante, l’altra o l’altro non c’entrano proprio per niente. È come quando cucini qualcosa, sbagli un ingrediente o metti troppo sale o è scotta la pasta o troppo al dente o sbagli dosaggi, spezie, qualcosa è scaduta o non lega  bene, che fai? Per riparare o sistemare la pietanza aggiungi addirittura un altro ingrediente? O butti tutto e ricominci o te lo mangi cosi come è venuto quel piatto e fai due passi dopo per digerire. Ma se butti tutto e ricominci la cosa che devi fare è ricominciare da te stesso e con te stesso, che se ti fai aiutare non funziona allo stesso modo, perché se piove non ti proteggi sotto l’ombrello del primo che passa, apri il tuo, se l’hai portato, se no ti bagni. Ed è questo il punto dei punti. Una storia può sempre finire ma è come gestisci il dopo che ti qualifica o ti squalifica. Quanto è stata importante quella storia che hai vissuto te lo dice proprio il “dopo”. Ho visto finire una storia di 12 anni con lei che contemporaneamente accusava lui di averla tradita con un’altra e di essere omosessuale ed impotente. Ma dico io, un minimo di coerenza vogliamo averlo o ci vogliamo rendere ridicoli e patetici ad ogni costo? Che l’amore è una cosa seria. Se hai amato e arriva la crisi non è buttandoti in un’altra storia che sani le crepe del tuo essere, si ha necessità di ascoltarsi e di comprendersi con onestà sopratutto. È un ballo tra confusi questa vita di relazioni sentimentali, una gara tra persone terrorizzate dal rimanere sole o ancor peggio dal farsi vedere da sole, come fosse un deprezzamento sociale mentre per me dà valore e sostanza a tutta la vicenda. L’incapacità ad una vera analisi di se stessi porta ad continuo scambio delle coppie dando importanza più al riempire che allo svuotare. È sempre la stessa strategia, spostare l’attenzione dal problema più grave verso quello più insignificante per distrarre l’opinione pubblica e riqualificarsi agli occhi della massa. Che poi sarebbe come dire che il problema di Adamo e di Eva non era la mela ma la foglia di fico con cui si coprivano le parti intime. Intanto mentre loro due si perdevano in disquisizioni futili ed insignificanti qualcun altro si prendeva la mela e se la mangiava e mentre loro due ancora non trovavano un accordo sul modello di foglia da indossare, quell’altro l’aveva pure digerita la mela e la foglia era volata. Lungimiranza e perseveranza.... ed una minima capacità cognitiva. Non serve poi molto, tutto sommato. Buona Befana a tutti....

Sotto l’albero il regalo più bello: la libertà di scegliere la felicità

Il tempo rende tutto trasparente, accade d’improvviso e cancella tutti i dubbi, se mai dubbi ci siano stati

Cappuccetto senza il lupo...

Questi occhi che guardavano il vuoto e lo rendevano qualcosa...

All’inizio era solo una maschera, pian piano diventò un abito da indossare in rare occasioni, col passare dei giorni diventò un’abitudine, nei mesi che passavano sembrò una specie di difesa necessaria ed infine si trasformò in una scelta. Oggi, invece, la gioia che m’appare sul volto e m’appartiene porta un solo nome: libertà. Perché l’amore è un’altra cosa....

Perché a prendersi troppo sul serio si finisce col credere in qualcosa che non esiste

A casa mia... ora abita un’altra, abusiva occupante di un luogo abbandonato con pochi mobili, un profumo mediocre ed il ricordo di un sempre bugiardo

50 anni e la luce di bambina come se il tempo non fosse mai passato ed il nostro incontro dovesse ancora accadere...

Il rosso e il nero... passione e inferno

Negli occhi la forma delle onde ma le barche sono già partite... senza di me. Ed io dal solito porto ti vedo lentamente scomparire e so per certo che mai più farai ritorno. Madame Butterfly

Over 60!

Malinconia

Reo confesso

“Ebbene si... sono stato io, lo confesso ed ora sono pronto a pagare, mi rimetto a voi, signori della Corte, giudicatemi e condannatemi”. Quante volte avremmo voluto sentire queste parole, almeno una volta nella vita, quella giusta, quella vera ed importante ed invece piovono giustificazioni, alibi, attenuanti e a noi rimane un dubbio: l’avrà capito quello che ha fatto? Non ha invocato neppure la seminfermità mentale. No. Era lucido e presente quando a mani nude e con la sola forza delle parole ha distrutto ogni cosa, sogni, progetti, traguardi e felicità, a cuore crudo e a mani forti come pale. E a volte capita di ritornare sul luogo del delitto con il terrore di trovare ancora lì per terra le tracce, l’arma del delitto e quell’odore forte di dolore. E ti giri dalla parte opposta a quella dove avevi guardato solo fino a ieri nella speranza che cambiando prospettiva possano cambiare anche i contenuti. E te la senti raccontare quella brutta storia anche se tu cammini con le orecchie tappate perché la gente vuole guardarti negli occhi mentre tenta di farti quanto più male possibile. E hai il terrore di trovare il movente mentre cerchi l’alibi o Il corpo esanime mentre cerchi l’arma del delitto o il nulla esattamente come prima quando ti affannavi a costruire sostanza sulle sabbie mobili. 

Condannati... siamo condannati a vivere. E allora per espiare al meglio questa condanna... dobbiamo essere felici!!! La vita che incredibile condanna... non mi sono neppure difesa e senza attenuanti nè avvocati e recidiva e latitante ... ho scelto il mare

Perché a volte capita di ritornare sul luogo del delitto... senza trovare nè il colpevole nè l’arma nè il movente. Impunito passerà anche questo delitto ed il mondo avrà un essere umano in meno ed un criminale in più...e la vita continuerà ugualmente e piano piano verranno dimenticati vittima e carnefice fino a quando il reo confesso non agirà nuovamente e con maggiore ferocia e con maggiore infamia......tratto da “Diario di un contabile di provincia” di Giovanna La Vecchia

Buon Natale da SENZATRUCCOSENZAINGANNOSENZAFFANNO... a 50 anni tutto è possibile!!!! Anche interpretare Gilda per amici e parenti... e sentirsi esplodere la vita addosso!!!!!!!!!!!!

Photo by Wilton White - New York

Photo by Wilton White - New York

Photo by Wilton White - New York

Bellissimo viaggio a 50 anni.... dove? Da me a me!

A 50 anni... non abbiamo più voglia di perdere tempo... e allora? Balliamo...

Cos’è l’amore a 50 anni? Un volo altissimo con i piedi ben piantati per terra, qualche ruga ed un sorriso a labbra chiuse, le braccia aperte ma non spalancate non per limitarsi ma per poter stringere più velocemente e più forte quell’uomo bambino che ancora e sempre fugge e noi non abbiamo più gambe per rincorrerlo ancora. Che ad inseguire troppo spesso ci si stanca, si inciampa, si cade e si perde. Devi stare più vicino amore mio, che a 50 anni di solito c’è un principio di artrosi ed uno stato avanzato di isterica apatia che a volte fa rimanere fermi se non addirittura indietreggiare. Lasciati prendere e fatti strapazzare di baci e di carezze e di parole... Non siamo più quelle di un tempo ferocemente instancabili nel corpo e nella mente, audaci, spinte, sgualcite e senza fissa dimora, randagie dell’anima, accomodanti, turbolente col turbo. Abbiamo 50 anni, è normale!!! E no a me non sta bene ancora cadere in una definizione. “A 50 anni si ha bisogno di stabilità”. Perché a 20 no? Ma che significa? Che vuol dire stabilità? Cosa ti da stabilità? Un ritmo di vita sempre uguale? Amare “in un certo modo”? Alla fine la verità è solo una ... ci si adegua al “sentito dire” per convenzione e per convenienza. Ma l’amore è sempre un tumulto, un terremoto, uno tsunami, uno sballo non un imballo nè un traballo. E a 50 anni è meglio perché la vita ormai un po’ la conosci e non la temi più e quindi ti lasci andare con consapevolezza che non è un freno ma un acceleratore. E accetti tutto con saggezza non perché sei impulsiva, ma perché ci sei dentro con lo stesso cuore ma con una testa diversa. E a denti stretti non si può parlare bene figuriamoci comunicare ... che l’amore ha bisogno di essere urlato casomai a 50 anni si comincia ad avere pure qualche problemino di udito. E se lo sentì davvero riesci a correre anche sui tacchi e dormi tre ore e al mattino sei fresca come una rosa e alla fine è vero che non hai vent’anni ... ma è meglio!!!! Perché a 50 anni sei come due ventenni e mezzo... che miracolo!!! La vita....

Il senso di un istante...con me tra le mie braccia, il vento nei capelli e la sabbia tra le dita...tutto d'improvviso esiste e scivola verso l'alto con i piedi ben piantati su questa terra. Mentre il cuore si ferma solo un momento...e poi riparte...a 50 anni!!!

Adamo ed Eva... dalla mela al caviale.

Eva ... senza Adamo senza mela e senza Eden... semplicemente Eva

 


E si perché ci siamo un po’ stancate di questa storia dell'involuzione e a 50 anni forse qualcosa l'abbiamo capita e la puzza di bruciato ormai la sentiamo già a qualche chilometro di distanza. In che senso?  Mi spiego meglio.  È passato un po’ di tempo dalla storiella delle scimmie che camminavano a quattro zampe e mangiavano banane ma ancora più tempo è passato da quell'altra storiella di Adamo ed Eva che mangiavano la mela.  La specie si è evoluta e adesso capita addirittura che riesce a stare seduta ad un tavolo a mangiare caviale e bere champagne.  Conversando addirittura e dicendo cose sensate. Addirittura. E a volte riusciamo a stare anche in posizione eretta su vertiginosi tacchi a spillo e camminiamo e ce la facciamo addirittura.  E invece ecco che l'Adamo di turno pensa di essere furbo, lui crede, e di essere più forte,  più intelligente, più affascinante del precedente Adamo, tutti lui ce li ha i primati e tutti insieme,  e che fortuna direi io, che penso: "Ma ti verrà il dubbio che tanta fortuna concentrata tutta in un solo essere umano avrebbe del miracoloso e a camminare sull'acqua c'è riuscito uno soltanto e aveva un padre importante ed ha fatto pure una brutta fine,  pare". Ma lui no, dubbi non ne ha, l'Adamo di turno che ancora nemmeno ha digerito la mela che già pensa al dessert, al caffè ed all'ammazza caffè, incalza, assilla, persevera maniacalmente convinto e persuaso che la preda è bella e catturata, pronta all’uso e all’abuso psicologico e psichiatrico aggiungerei. E si sente pure figo e pensa che con tre parole col congiuntivo sbagliato,  un aperitivo, due rose del marocchino,  il profumo taroccato e due citazioni di caffeina,  t'ha conquistata, ha fatto colpo, dritto al centro.  Che poi si capisce che tu Pessoa non sai nemmeno chi sia,  che Lisbona pensi sia vicino Copenaghen,  che in un museo non ci sei mai entrato e davanti ad un film di kusturica ti addormenti. Perché sei un uomo che con quella mela ci si è strozzato perché l ' ha solo masticata ma non l'ha mai assaporata. Che chi a Lisbona c'è stato davvero ne porta addosso l'odore per sempre e quando cita Pessoa ad ogni parola gli viene un nodo in gola e non respira ma sussurra appena con un filo di voce spezzata e di Kusturica ne indossa l'ironia come fosse un nodo alla cravatta maldestro e di traverso.  E noi a 50 anni ne abbiamo già visti tanti come te e siamo arrivate stanche di mele, banane e cesti di frutta mista sul tavolo della cucina. Ora a te simpatico esempio di Adamo involuto con la mela in mano e la foglia di fico al posto del pensiero coordinato, preferiamo il divano, la migliore offerta, caviale e champagne.  Ah dimenticavo. ..la migliore offerta è un film di Tornatore, quello che hai tentato di vedere tre volte addormentandoti ai titoli ... non di coda. Buona fortuna e....viva l'evoluzione della specie.
 
Giovanna La Vecchia 19 Dicembre 2017
 

Natale...aria di festa!!!

 

Idee per un Natale diverso da tutti gli altri anni. Ok, siamo d’accordo Natale è una festa per i bambini, arriva Babbo Natale, la Befana, Gesu Bambino, l’albero, il presepe, le pecorelle e tutte le lucine, ma noi?????? Ricordo gli ultimi dieci anni, a ridosso delle festività natalizie…un corri e fuggi di tormento, tra gente, negozi, ritardi, traffico, ricerca di parcheggio, scelta dei regali!!!!! Se mi avessero condannata per un qualsivoglia reato sarebbe stato meno doloroso e meno faticoso e soprattutto meno amaro da digerire. E perché poi io non compro la prima cosa che capita, nooooo, il tormento è ancora più profondo e la punizione che mi devo infliggere ancora più pesante. Ogni singolo regalo deve rispecchiare la mia scelta per quell’amica o quell’amico, la mia filosofia, il mio pensiero, il mio indirizzo esistenziale, deve avere contemporaneamente qualcosa di me e qualcosa della persona a cui è indirizzato, deve avere qualcosa di socialmente utile, non deve essere semplicemente futile, ma deve contenere un qualche messaggio all’universo!!!!! E cosi arrivo alla vigilia di Natale, al cenone, trafelata, stanca, spettinata, improvvisata, struccata e….in preda al panico, perché ancora mi domando fino all’ultimo minuto: “Piacerà il mio regalo?”. E poi organizza l’arrivo di Babbo Natale, prepara la cena, ma prima la spesa, gli inviti, l’accoglienza, la casa in ordine….ed io??? E noi????? Perché in fondo il pensiero è spesso lo stesso: “Ma si, ma dai, a 50 anni …posso anche essere impresentabile, tanto c’è la giustificazione, ho pensato a tante cose, ho una certa età, ci può stare che non ho fatto in tempo a pensare a me stessa!!!!!”. E no, e basta, e adesso davvero basta, ma che razza di pensiero ci hanno inculcato e poi perché????? Che essere mamma viene prima di essere donna, che essere casalinga e mamma viene prima di essere professionista, che essere moglie viene prima di essere donna e professionista, che…..che casino! Ma si, è vero, ci sono priorità, è corretto, è giusto, è sano, ma la cosa bella ed utile sarebbe riuscire lo stesso, e sempre, e comunque a dedicare anche quei pochi istanti a noi, perché il Natale è uno stato d’animo straordinario ed arrivarci non in fin di vita sarebbe molto bello. Momento dell’apertura dei regali…dopo l’immane impegno che ci abbiamo messo è chiaro, il risultato è assolutamente ineccepibile, siamo state bravissime anche quest’anno a rendere felici tutti quanti. Arriva il nostro turno, sgomento, terrore e disperazione, ma ugualmente come tutti gli anni, sorriso a mille e cinquecento denti e “Grazieeeeeeeeee, che bellaaaaaaaaa”. E’arrivata anche quest’anno, puntuale come ogni anno, mai un anno che si fosse assentata, che so io, per malattia, mai!!!!! E’ arrivata, come sempre, la bellissima candela profumata. Al prossimo Natale amiche mie, auguri a tutte le bellissime affannate 50enni!!!!!!

 

Giovanna La Vecchia

 

50 anni... ed avere voglia di raccontarli!!!

Perché non è vero che a 50 anni è già tutto stato detto, fatto, visto... perché a 50 anni si comincia con una consapevolezza straordinaria. Non si cammina più nell’ordinario a stento ed a fatica... si scivola o si vola verso una meta sconosciuta tra brividi e sorprese ... senza più paura. Venite con noi e ve lo racconteremo allegramente... da Joseph ovviamente!!! Martedì 12 dicembre 2017 ore 20,30 Crotone - Italy

Joseph 12 dicembre 2017 ore 20,30 - Perdona la mia lunga assenza di Giovanna La Vecchia ... anteprima solo per Joseph - ARTEFACENDO con Alessandra De Rosario e Adriano Russo

Joseph - 12 dicembre 2017 ore 20,30 - Noi...a fare ironia sulle sventure ed avventure della vita tra una lacrima, una risata ed un bicchiere di vino, perché non si può soffrire con la bocca asciutta!!!

Una 50enne irriverente...martedì 12 dicembre ore 20,30 da Joseph a raccontarci e suonarci la vita!

A 50 anni in giro per l’Italia a raccontare l’amore ...

A 50 anni a raccontare l'amore...

SE PERDO ME di Giovanna La Vecchia - Antonio Stango Editore - Aprile 2017

 

 

 

PREFAZIONE

 

 

 

 

 

Il canto di Giovanna La Vecchia è scandito dal ritmo di un grande cuore che batte. Se ascoltiamo attentamente, si manifesta la voce di un’anima forte, il verso di un guerriero, il richiamo di una mente acuta e potente, che con gli occhi pieni d’incanto e dolce femminilità ci racconta di una ricerca che appartiene a tutti noi.

 

Se perdo me”, si fa strada in mezzo alle nostre mille cicatrici, al bruciore delle ferite, ed è come un inno alla vita. Il rinnovo è la parola “chiave” di questi meravigliosi versi, un rinnovo che apre nuove vie.

 

Ed è come in una lunga navigazione tra realtà e sogno scandita dal coraggio di interrogarsi, di raccontarsi fino alle viscere dell’anima, che si compone questa raccolta di poesie; un lungo viaggio verso casa alla ricerca della leggerezza nella precarietà, nell’instabilità, nella fragilità dell’esistenza. La voce di Giovanna è la forza di una donna padrona del suo destino, che sa raccontare di un cammino nel buio, che sa affrontare mondi capovolti con ardore e coraggio.

 

Sacerdotessa dell’amore e Madre di sogni giganti capaci di generare coraggio e speranza, in questa raccolta di poesie c’è un grande rispetto della trama della vita, “dell’immensa bellezza dell’esistere”. Giace una tensione costante verso il futuro, una ricerca del palpito della vita, insieme alla consapevolezza che ci creiamo costantemente il nostro domani tra innumerevoli possibilità. E si, anche se abbiamo costruito per poi demolirci, se abbiamo armato la nave per poi auto-ammutinarci… ci possiamo ancora amare nella ricostruzione. Dopo il naufragio si formano nuovi orizzonti di luce, e colori che trasmettono la forza per reinventarsi, e nonostante tutto emerge la forza di volgere il proprio sguardo verso l’armonia.

 

Seguendo con fiducia il filo trasparente di questa voce, attraversando la soglia di una porta di un pozzo zampillante profonda umanità, si vola via improvvisamente in un luogo altro. E con meraviglia ci troviamo catapultati in quei mondi lontanissimi e molteplici che abitano le galassie del nostro essere, in un universo abitato più vasto di quello che siamo abituati a vedere nella quotidianità, dove abbracciando il dolore del mondo attraverso la nostra umanità, prendiamo coscienza della nostra finitudine, che si trasforma in una forza inesplicabile eterna e infinita.

 

Giovanna La Vecchia ci conduce in un viaggio verso la conquista di un qualcosa mai perduto, alla ricerca negli altri dello stesso meraviglioso pensiero che la guida, con la consapevolezza che nonostante tutto non si rimane mai soli, e solo l’amore da forma alla propria vita e che se non gli si da ascolto si muore miseramente.

 

Così si coltiva la fede in un universo meraviglioso, raggiungibile, nonostante le debolezze e le fragilità del nostro evolvere... e ci consoliamo attraverso la bellezza.

 

 

                                                                           Nicolò Bongiorno

 

Dentro un quadro... senza cornice

Quanto inutile rumore fa l'infelicità....La mia fine è scandita dal ritmo della tua inconsistenza...E allora sistemati in un angolo del mio essere, ch'io possa ricominciare con la consapevolezza che, finalmente, sei dove avresti dovuto sempre essere..

ARIA

Ma tu che dici? Boh...Ma tu che pensi? Boh...Ma tu come la vedi? Boh...Ma secondo te che cosa dovrei fare? Pettinati...

Wilton White Photography - New York

I sogni non muoiono... cambiano e finalmente vanno nella giusta direzione. L’ aquilone è appeso ad un filo eppure vola in cielo e precipita a terra solo se sei incapace di manovrarlo con la giusta maestria. E ad ogni modo ... puoi sempre tentare ancora e ancora e ancora di farlo volare fino a che non riesci finalmente a farlo rimanere in alto guidato dal vento e dal buon senso e dalla giusta padronanza di entrambe le cose.

Apnea. Silenzio. Vuoto. Bilico.

50 anni!!!

Ritrovarsi a quasi 50 anni a dover ricominciare. Da dove? Mi chiedo. E non con chi, questo mi sembra già un ottimo punto di partenza. Ricordo la frase nelle pagine iniziali del libro La ricerca della felicità di Chris Gardner e Quincy Troupe, quando l'autore, davanti a Wall Street, vede arrivare un tizio in giacca e cravatta, a bordo di una Ferrari e gli chiede "Dimmi cosa fai e come lo fai". Ecco come si fa qualcosa fa la differenza, non semplicemente cosa fai ma come lo fai. Non sono una bellezza straordinaria e faccio la modella, non mi esprimo come Tabucchi e faccio lo scrittore, non sono la Madonna e faccio la madre... Ecco, credo sia questo il segreto del successo, riuscire a superare limiti e schemi, per farcela comunque e dovunque, ognuno a modo suo. Ma essendo se stessi, non facendo se stessi, con un pensiero fisso, andarci a dormire con quel pensiero, svegliarsi al mattino con quel pensiero, mangiarci insieme, uscirci insieme, divertirsi insieme con quel pensiero e non sentirne mai il peso della presenza. Questa è la vera forma d'amore verso ciò che si fa e vi posso assicurare che quando qualsiasi cosa viene fatta con amore, e quindi rispetto, sacrificio, costanza e determinazione, non potrà mai rappresentare un fallimento... Comunque vada e dovunque vada. Buona giornata ai miei lettori. Gio Gio Gio

Ci pensi ancora vero? Si, quasi tutto il tempo. E cosa senti? Il cuore che batte e la felicità. Strano vero?

La grande Bellezza - 2 Dicembre 2017

 

“Mah non sono convinta….non me lo vedo bene addosso”

 

E certo che non te lo vedi bene addosso, non te lo vedresti bene addosso neppure se te lo mettessi a mo di cappello, o come stivale, o addirittura appeso come fosse un orecchino. E si perché quel costume che tanto ti è piaciuto e per il quale sei entrato in quel negozio, felice come non mai, pronta a spendere quei soldi e convinta che te lo saresti portato a casa nel tuo bel sacchettino…quel costume non ti sta come sta a Belen o a quella modella di vent’anni che tappezza tutti i manifesti pubblicitari di mezza Italia o forse anche di tutta Italia. Perché tu non sei Belen e non hai nemmeno vent’anni ormai. Eppure non sei da buttare via, non sei decrepita, andata, passata, superata, imbalsamata, abdicata, abrogata, accantonata…tu sei semplicemente tu. Ma una come te sui cartelloni non la vedi mai, neppure in Burkina Faso e allora ti convinci che quel costume non fa per te ed invece di cercare di far qualcosa per cambiare questo sistema assurdo e subdolo, abbandoni la compravendita e cambi costume, modello, negozio, città. Esci dal negozio quasi vergognandoti per aver anche solo pensato di poter comprare il costume di Belen….ma tutto ciò non è abbastanza assurdo? Quante epoche ancora dovremo aspettare per far capire a stilisti, creatori, ideatori e professionisti del settore che ciò che serve alla gente è identificarsi con qualcosa di umano, di normale, di terrestre. La gente ha bisogno di essere rassicurata, non è la moltitudine ad avere qualcosa che non va, non siamo noi difettosi o difettati, ma è la modalità su cui è sintonizzata questa terra ad essere profondamente sbagliata, la frequenza stride con tutto e di conseguenza ciò che ne esce fuori non è certo una musica, ma un rumore fastidioso ed urticante.

 

Misure perfette, forme perfette, età minorile (o forse minorata), assenza totale di pensieri, problemi o inciampi esistenziali, atmosfera tropicale, soldi a camionate, sorrisi stampati, tatuaggi, extension, ciglia, sopracciglia, manicure, pedicure, togli qua, metti la, silicone, chirurgia, manipolazione, tentazione, aberrazione…direi io.

 

Vogliamo il nostro riconoscimento. Non solo dai mariti o dai compagni o dalle amiche accondiscendenti….rivendichiamo il riconoscimento sociale, pubblico, di massa!!!!!!!!! Vogliamo vedere le più grandi città italiane e non solo, tappezzate da gigantografie di donne “normali”, imperfette, stanche, con qualche chilo in più, morbide, rotonde, accarezzabili senza il rischio di farsi male, spettinate, con qualche piccola ruga che segna il contorno occhi o il contorno labbra perché noi non abbiamo tempo di spalmarci l’antirughe ogni mattina ed ogni sera, siamo donne impegnate socialmente, politicamente, culturalmente, culinariamente, noi leggiamo un libro, ascoltiamo Mia Martini mentre laviamo i piatti, e si, che a noi la lavastoviglie nemmeno ci piace, noi andiamo a teatro, a vedere un film, entriamo addirittura in un museo di tanto in tanto. E quindi la pelle secca ci sta pure visto che lo scrub una volta a settimana ALMENO non riusciamo a farlo, eppure siamo belle, Dio mio quanto siamo belle quando al mattino ci svegliamo urlando “Sbrigateviiiiiiii che fate tardi a scuola……” e mettiamo su il caffè, prepariamo la colazione, la merenda, le cartelle, il cane, il gatto, il coniglio….in tuta o al massimo con un paio di jeans ed un maglione ci buttiamo in macchina, nel traffico, senza trucco senza inganno e senza affanno…tanto al massimo arriveremo tardi anche oggi e …pazienza, domani cercheremo di fare meglio e se stasera non saremo troppo stanche opteremo ancora una volta per la lettura di un buon libro, che la ceretta può aspettare, tanto è inverno e per andare al mare mancano ancora la bellezza di sette mesi! Sveglia geni e illuminati dell’immagine, la donna è altra cosa da quella dei cartelloni, quella è solo il sogno di tutti gli uomini, ma sogno è e sogno rimane, perché a casa poi tornano e trovano noi, belle come sempre, belle più che mai.

 

 

Piazza Curta Piata... a sopravvivere

A che pensi? A quello che mi hai tolto...Hai fatto spazio all'universo...Grazie

"Mamma ecco una foto per il tuo progetto" "....Ma tu non hai 50 anni!!!!!!!!" " E vabbè...scrivi che mi sono ispirata, o semplicemente che ero in treno e mi stavo annoiando, o che ne so...vedi tu, mi piaceva esserci, tutto qua" Chiara, mia figlia, 33 anni, energica, forte, bella, donna e ....futura 50enne!!!!!!!

Chiara...meno 17 al traguardo!!! Una piccola digressione sul tema...perchè i figli in qualche modo ed a modo loro ...c'entrano sempre!!!!!

Wilton White Photography - New York

Ripetersi per non finire mai...

Che dici? Andiamo a vivere? Ora? Da qui in avanti come fosse sempre domani...E ieri? Quale ieri? Amnesia...Apnea...Silenzio.

Che pensi? Sto ascoltando...Cosa? Il cuore che soffre...Che dice? Che ha amato, che ama e che amerà sempre.

Ti guardo...con mille occhi...Ti guardo...ma non ti vedo...più.

Tra il bianco ed il nero? Scelgo entrambi mentre aspetto che tornino i colori.

E poi? Ho aperto il paracadute....E hai preso il volo? No, ho poggiato i piedi per terra ed ho avuto più spazio per vivere.

Wilton White Photography - New York

Rosso rubino...passione, fuoco, vita.

Bambina per urgenza e necessità...per vivere e per farti vivere.

Spettinata

 

 

 “Ma che hai fatto? Cos’è quella espressione? Ma ogni tanto ti pettini o hai deciso di sembrare una scimmia? Mi rispondi per favore? E no, no, no, vero che non ricominci….”, “L’amore è dominante, assillante, urla nelle mie viscere contratte di dolore, ma nel decidere se devo contorcermi per il dolore o per l’amore, scelgo la seconda ipotesi e mi piego, mi spezzo, mi ricompongo, mi bevo un caffè, fumo una sigaretta, metto la mia canzone preferita e ballo….” “Ecco appunto, posso avere un caffèèèèèèèèèèèèèèèè….ti prego, ti supplico, spostati che sto vedendo la partita, vai di la a ripetere il tuo discorso sull’amore e pettinati prima che non sei credibile in mutande, reggiseno, con i capelli a mo di scossa elettrica, sembri una pazza”. “Perché d’amore si vive, non si muore, l’amore riempie il mondo ed io imploro altro amore, ancora, di più, fino a non contenerne oltre e allora me ne riempio pure le tasche e mai sazia mai piena mai contenta, ne imploro ancora all’universo intero….” “Bastaaaaaaaaaaa, non sei monotematica, sei una zavorra, fammi il caffè altrimenti mi uccido, lo capisci che io sono un depresso disarmonico e disorganizzato, che cazzo me ne frega dell’amore, voglio morire!!!!!” “E la morte non cancella la pienezza di un sentimento che non ci appartiene, ma giunge inatteso come un evento del tutto imprevisto e straordinario, che so, la rottura del frigorifero il 14 agosto….”. Rideva come un folle mentre io cercavo di annoiarlo a morte, a più non posso, lo sfinivo ripetendo ogni volta il mio discorso sull’amore, lo mettevo alla prova, ma lui era più forte di tutte le prove cui lo sottoponevo, vinceva sempre lui, sulla noia, sui discorsi, sulle turbative, sui drammi, sui miei pianti, sui miei sorrisi, vinceva sempre come un uomo strafatto d’amore, mentre accorciava le distanze e saltava ogni tipo di ostacolo, a piedi nudi, con le sue mani forti e le braccia lunghe e gli occhi profondi e l’amore, sopra ogni cosa, l’amore. Mi girava intorno, mentre io con i miei mille fogli in mano ripetevo il prossimo discorso che avrei tenuto all’università della svizzera italiana in uno dei tanti seminari sul concetto dell’amore, mi ero ormai specializzata e a chi mi chiedeva “che lavoro fai?”, rispondevo “parlo d’amore”, nessuno capiva perché non aggiungevo altro ed io sorridevo tra me e me pensando alla grande bellezza e alla grande fortuna che avevo riuscendo a parlare d’amore…nonostante tutto. “Tu sei insopportabile, presuntuosa, arrogante, aggressiva, provocatoria, irritante, violenta, impetuosa, istintiva, eccessiva….tu sei minacciosa e pericolosa, il più delle volte, poi arriva quell’attimo in cui oltre a tutto questo sei contemporaneamente dolce, sensuale, femmina, profonda, affettuosa, generosa, tu fai impazzire, ma è l’unico modo che conosco per vivere, ormai, ed ora stai zitta che ti racconto una storia”, in piedi davanti a te, immobile, con i fogli in mano non riuscivo più a dire una sola sillaba, mentre continuavi a girarmi intorno, lentamente, e mi passavi le dita tra i capelli, poi sul collo, sul viso in fiamme, sulla schiena ed ogni brivido mi rendeva ancora più rigida, paralizzata, immobile come fossi ormai senza più respiro, ti ascoltavo, conoscevo quei momenti, li aspettavo, sapevo cosa li provocava e cosa ne veniva dopo…i nostri dopo che rendevano impossibile il vivere senza. “Ti amo quando parli, quando parli continuamente come non ci fosse mai una fine, ti amo quando sei silenziosa, perché hai bisogno di far riposare le tue emozioni, sono mille e mille ancora e convivono in un’armonia di bellezza e perfezione, ti amo quando mi urli addosso tutto il tuo disprezzo perché lo so quanto hai ragione, sono un poveraccio incapace di renderti felice, tu la felicità te la fai da sola, non avresti bisogno di me ne di nessun altro, eppure mi hai scelto, appunto, non per bisogno ma per quella forma d’amore straordinaria che fa riconoscere le creature simili e le anime vicine, ti amo quando ti vesti, quando ti spogli, quando sei vicina a me nel letto e respiri mentre sogni i tuoi mondi lontanissimi, ti amo quando fai finta di essere forte per non farmi preoccupare, lo so quanto stai soffrendo, ti amo perché non hai mai taciuto nessuna verità, ti amo perché so che sei mia per scelta, per scelta e ancora per scelta, me e di nessun altro al mondo, me lo hai urlato in mille modi ed io non ci potevo credere…..”. Hai continuato cosi per un tempo infinito ed io per paura di prendere le cose troppo sul serio ho ripreso a muovermi facendo il pagliaccio, perché è per paura che si sbaglia, che si scappa, che si cambia, che ci si accontenta, che si volta pagina, per paura si muore e di paura si muore. “Lo vuoi ancora il caffè”, “No, facciamo l’amore”. Da “Perdona la mia lunga assenza” di Giovanna La Vecchia

 

Ipotesi.

In viaggio verso casa. Autoscatto autoritratto autodidatta autonomia...autostrada per i miei pensieri.

Sorridi... e dammi pace

SE PERDO ME...con me in viaggio per l'Italia.

Perché godere è un diritto irrinunciabile!!!

Wilton White Photography - New York

Nel verde dei tuoi occhi ci crescono i prati ed io aspetto il momento buono per piantarci fiori...il profumo arriverà con la primavera.

Il mio primo shooting

 

Muta, imbalsamata, ingessata, intorpidita, paralizzata, una porta qualunque che si spalanca su un mondo di “troppo tutto”. “Vieni, ti presento gli altri, sai come funziona vero? Da quanto tempo fai servizi fotografici? Beh posso immaginare, da tanto tempo, forse da quando eri bambina, vero?”. Servizi fotografici? Bambina? Da tanto tempo? Lo guardo muta, imbalsamata, ingessata, intorpidita, paralizzata e lui continua. “Da questa parte c’è il camerino, ti metti seduta dove vuoi, metti le tue cose qui o qui o dove vuoi, se hai bisogno del bagno è da questa parte, di là c’è la sala ma questo poi lo vediamo, ti vengo a prendere io tra un po’, prima facciamo le foto senza trucco, poi con un po’ di trucco, i capelli sciolti, no, meglio prima raccolti, lisci? Ricci? Mossi? Di che colore? Ci hai già pensato? Vuoi qualcosa da bere? Hai mangiato?”. Sta zitto, ti prego, un attimo, smetti di parlare solo un momento, mi manca l’aria qui dentro, non ho mangiato, non ho fame, non ho sete, non ho bisogno del bagno, il colore dei miei capelli non lo tocchi nemmeno se muori, non voglio trucco, levami quella sciarpa orribile da dosso, vai di la, spostati, togliti di mezzo, voglio respirareeeeeee, lo capisci che ho bisogno di respirare, fammi capire, fammi pensare, fammi stare in pace, ti prego “Grazie, va bene cosi, tutto a posto”, “Sicuro? Tutto bene? Ti vedo pallida, stai bene?”. Tre persone ai capelli, due al trucco, una alle mani, luci accecanti, un caldo asfissiante. Mi alzo su tacchi altissimi, traballo, barcollo, mi gira la testa, mi guardo allo specchio e mi emoziono, no, non è il trucco, è il pensiero di te dentro ogni particella del mio essere, la luce mi è sempre venuta da lì e lì ritorna, il pensiero di te, di noi, della cosa che siamo. “Ok andiamo, sono pronta”. Una porta qualunque che si spalanca su un mondo di “troppo tutto”, immenso, uno spazio senza fine pieno di specchi, scale, tende e teli, macchine fotografiche dappertutto, per terra, per aria, appese, venti persone, forse anche di più, tutti uomini, barba incolta, capelli arruffati, jeans e t-shirt, foulard colorati, sacche piene di tutto, maghi, alchimisti, artisti, ragazzi, uomini, senza età, occhi profondi, mani grandissime, espressioni dipinte, sembra un quadro, non è la realtà, si muove tutto intorno a me, si muovono tutti, mi gira la testa, i tacchi troppo alti, il vestito lunghissimo, scivoloso, color avorio, il colore che amo, mi ricorda le perle, io amo le perle, sono tutte diverse eppure convivono insieme in un’armonia di perfezione. Nessuna perla è perfetta eppure da l’idea della perfezione. Ricorda me, mi da pace. Luca, Antonio, Andrea, Silvio, Gio, Peppe, Beppe, Sandro……mani che stringono altre mani, occhi che si incrociano, in segno di approvazione, gli piace quello che vedono, me ne accorgo, io inizio a tremare, ora fa freddo, sento un piumino che mi sfiora le guance, una mano mi sfiora i capelli, un rossetto sfiora le mie labbra ma non è la mia mano, da dietro qualcuno mi tira il vestito, da sotto due mani sistemano il fiocco. “Guarda come se non vedessi nulla, guardami senza vedermi, pensa a qualcosa che non è qui, pensa lontano, vai lontano, parti, prendi una valigia e vai dove vuoi”, Dio  mio quanto ti adoro, mi stai rendendo tutto cosi facile e neppure te ne rendi conto, pensare a qualcosa che non è qui….lontano…partire….la valigia….sono anni che non faccio altro, ecco, ora prenditi i miei occhi e fa il tuo lavoro, tra me e te già sintonia ma tu non sai minimamente il perché. Poi finalmente il silenzio, nessuno ha detto più una parola, migliaia di click, continuamente, senza sosta, senza pausa, per un tempo infinito, ho visto l’anima, ho aperto gli occhi, ho spalancato il cuore, silenzio, nemmeno una parola, ero sola, sentivo il profumo del corpo che mi ubriacava, mi stordiva, mi scioglieva, mi addolciva. Intorno a me lenzuola dovunque, stropicciate, sudate, bagnate, sabbia, mare, sole, scogli, cielo e brividi, tutto era nei miei occhi, lo riflettevo come fossi uno specchio, cambiavano colore, dolore quanto infinito dolore che aveva il colore dei nostri giorni sfiniti, sfiancanti, stremati, belli come l’ansia, la trepidazione, la vibrazione e l’emozione. Non c’era più nemmeno il rumore dei click, ritorno in quella stanza immensa, sono ancora tutti lì muti, imbalsamati, ingessati, intorpiditi, paralizzati. “Sono pronta, possiamo iniziare”, “Abbiamo finito, Giovanna, abbiamo finito”.

Da “Perdona la mia lunga assenza” di Giovanna La Vecchia

 

“Ma quanti occhi hai?” “Due!!!” “Giura!”

Non è cambiato il mondo in cui abito nè la gente che vi ha dimora...sto solo imparando a vivere

Desidero soltanto le tue labbra che implorano i miei baci, la mia carne e la mia voglia

E più pazzo di allora, più pazzo di sempre ti verrò a prendere e ti porterò via, in un luogo incantato a raccontarti le fiabe per farti addormentare

No, alle cose belle non era abituata...come si vive in paradiso?

Ma se immagino la mia esistenza, da uomo folle e irragionevole, io so per certo che, pur nel vuoto di memoria, di un pazzo senza ragione, io continuerei a cercarti intatta, mia, sacra ed inviolabile, ti riconoscerei pur senza ricordare più nemmeno il mio nome

E alla fine che rimane? Un cumulo di abbracci, baci, carezze, macerie di parole e corpi stropicciati sotto lenzuola pesanti come sassi.

Non mi porterai da nessuna parte, lasciami vivere il mio naufragio nel mare impetuoso ed impossibile del mio essere stata

Quanti anni hai? Dipende dalle ore, dai giorni, dal clima, dai mesi...da te.

Chiudi gli occhi...c'è troppa luce.

Il deserto...

A matita... per poter cancellare tutto se sbaglio e ricominciare su un altro foglio

In guerra

 

 

E mi sono innamorata perdutamente di te quel pomeriggio di quasi estate, fuori c'era il diluvio e a sipario abbassato hai recitato la tua parte migliore....quella in cui il coraggio parla e racconta la vera storia. Un lungo respiro, il tuo profilo bellissimo. i capelli scomposti come dopo aver fatto l'amore, in piedi davanti alla finestra, la schiena dritta, il silenzio ed il profumo dei fiori che riempiva la casa. Il telefono bloccato non per scelta ma per necessità....Mario Biondi lentamente è partito con poche note e la sua voce miracolosa. Non hai provato neppure a spiare da dietro le tende, certa che non c'era più nessuno, ma proprio nessuno. Hai raccolto le tue cose, in un attimo hai fatto il resoconto degli ultimi anni in guerra, in campo, in trincea, schivando proiettili e bombe e morti e feriti, senza difesa, senza armi, a cuore nudo. Il tuo sguardo era meravigliosamente sereno, che forza disumana ho pensato, fascino ed eleganza, nel tuo elemosinare, mendicare, pregare, supplicare, hai percorso chilometri di infamia e di vergogna, con passo di danza. Quanta bellezza nel tuo dolore in solitaria. E si, è stato in quel momento che mi sono innamorata, era come vederti per la prima volta. Ho deciso di viverti accanto per il resto dei miei giorni, voglio invecchiare insieme a te. Ho capito cos'è l'amore e voglio vivermelo fino in fondo. Dio quanto ti amo....Giovanna......finalmente mi sono innamorata di me stessa.....creatura speciale.

Da "Perdona la mia lunga assenza" di Giovanna La Vecchia

 

Ma che faccia hai???? Quella del pagliaccio che mentre vive e culla il suo dolore...fa ridere la gente.

Urlooooooooooooooooo. E poi pace.

Wilton White Photography - New York

A cosa pensi? A me a me a me ....

Rappresentazione della vita...una grande splendida straordinaria buffonata

Wilton White Photography - New York

Recitare in un vecchio fienile trasformato in teatro....vista mare

Wilton White Photography - New York

Sempre lo stesso pensiero... tu

Catania - 1 ottobre 2017 - presentazione del libro SE PERDO ME di Giovanna La Vecchia (Antonio Stango Editore) - Centocinquanta poesie d'amore, la consistenza di una piuma e l'odore di un biscotto. Siamo esseri perfetti per amare

Bosco di Crano - a raccogliere castagne....

Avevamo le tasche piene di sogni, valori, principi e moralità. Eravamo per questo troppo pesanti per spiccare il volo

E ora che la distanza aumenta, e adesso che non riusciamo più nemmeno a ricordare le nostre sagome, viaggiamo felici con un bagaglio in meno: il peso dell'altro.

Che facciamo? Andiamo avanti...

Wilton White Photography - New York

Oggi è il giorno giusto per guardare avanti e per dire al tuo passato...addio per sempre

Nasco guerriera, vivo da guerriera, morirò sul campo...amando

Wilton White Photography - New York

Wilton White Photography - New York

Sognavo senza conoscere la menzogna ed il segreto...ed oggi che so... vivo più leggera

Wilton White Photography - New York

Modella Monella...e tu sorridevi e un pò temevi questo mio essere continuamente impertinente, irriverente, appariscente....

Wilton White Photography - New York

Wilton White Photography - New York

La vita è come quella medaglietta che si infilava sempre nell'anello, l'incastro non era mai perfetto e di tanto in tanto se ne usciva fuori per sentirsi autonoma, libera ed indipendente....

Wilton White Photography - New York

Wilton White Photography - New York

"Sei una bambola..." mi dicevi...ma come Geppetto m'hai dato forma e vita ed un'anima. Ho messo i vestiti e le scarpe e me ne sono andata in giro per il mondo. A te, come Pinocchio, t'è cresciuto il naso e ti si sono bruciati i piedi ed ora stazioni nella sala d'attesa del mondo nella speranza che l'altoparlante faccia il tuo nome. Peccato, non è ancora il tuo turno di essere un uomo.